Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Onda su onda, siamo tutti sulla stessa barca. Paolo Longo e la sua Dissolutio protagonisti al Teatro Verdi di Trieste.

 

In una città come Trieste una serata musicale dedicata al mare e alle sue perturbazioni artistiche musicali trova il suo habitat naturale e, per certi versi, assume contorni peculiari soprattutto quando si pensi che il Teatro Verdi è a pochi metri dall’estremo lembo del Mediterraneo. E, come ben sanno i triestini, con situazioni atmosferiche particolari il mare non si accontenta di fare da cornice ma entra fisicamente in teatro da spettatore scapestrato, facendo qualche danno agli archivi o ai magazzini.
Ieri, invece, la sua presenza è stata solo evocata tramite la scelta del programma, imperniato su pagine musicali che, più o meno da vicino, ricordavano mare e scenari marini.
Sembra la musica di un film, una colonna sonora. Quando un compositore riesce a far passare il suo messaggio a uno spettatore – una spettatrice nella fattispecie, mia vicina di poltrona – che non lo conosce neanche per sentito dire, credo abbia raggiunto il proprio scopo. È questo il caso della Symphonie marine di Jacques Ibert, scritta nel 1931 appunto per accompagnare un documentario sulle prodezze della Marina francese. Il brano, vivace e vitale, cavalca l’onda di contrasti agogici e dinamici anche aspri in cui emergono da protagonisti archi, percussioni e legni, in una struttura musicale che non disdegna contaminazioni anche jazzistiche. Musica non indimenticabile, a onor del vero, ma comunque piacevole nella sua esteriorità marziale un po’ esibita.
Molto diverso il discorso per il secondo brano in programma: Dissolutio per orchestra d’archi di Paolo Longo, qui in prima esecuzione assoluta e diretto dal compositore in persona.
Ispirato da un romanzo distopico post apocalittico di Guido Morselli (Dissipatio H.G.) e da frammenti di un madrigale di Carlo Gesualdo, la pagina musicale risulta singolare per le atmosfere oniriche che evoca, non concede nulla al lirismo e alla cantabilità e si caratterizza per un a tratti inquietante rincorrersi di cellule musicali. Gran lavoro per gli archi gravi, sonorità fluorescenti e madreperlacee, contrasti stridenti e anche volutamente disturbanti ne costituiscono la cifra paradigmatica. In un’intervista Longo definisce centrale per il suo modo di comporre la proliferazione dei suoni e, dopo l’ascolto, mi pare che abbia azzeccato il termine. Non è un brano facile da metabolizzare, questa Dissolutio, però sicuramente – beninteso a parere di chi scrive – è molto più stimolante del brano di apertura perché richiede una concentrazione sottile e analitica, una cerebralità intima, quasi primordiale, un senso della scoperta, che lo rende fascinoso e misteriosamente attraente.
Circostanze e stimoli che, almeno dal mio punto di vista, vengono completamente a mancare nel Magnificat per contralto, coro femminile e orchestra di Ralph Vaughan Williams che ha chiuso la prima parte del concerto.
Sottratto alla prassi liturgica, questo brano mi è sembrato privo di identità artistica precisa, nonostante abbia apprezzato la conversazione a quattro voci tra solista, coro, orchestra e flauto.
In questa prima parte della serata ho trovato eccellente il rendimento dell’Orchestra del Verdi in tutte le sezioni, e altrettanto convincente mi è sembrato Paolo Longo sul podio. Lo scrivo da molto tempo, ormai: vorrei che fosse più coinvolto nella programmazione del teatro sia come interprete – è un grande cultore della musica del Novecento francese, tra le altre cose – sia come compositore. Buona la prova del contralto Elena Boscarol nel Magnificat, al pari di quella del coro femminile preparato da Francesca Tosi.
Claude Debussy è stato il protagonista della seconda parte della serata, con la Première Rhapsodie per clarinetto e orchestra in apertura e a seguire con una delle sue composizioni più famose, La mer.
Alessandro Carbonare, solista, ha svolto con classe la sua parte in una pagina che lo vede sì protagonista ma un po’ defilato, impegnato più in un dialogo virtuoso con l’orchestra che titolare di virtuosismi spettacolari. Un Debussy forse ancora un po’ acerbo ma comunque capace di ricreare quelle particolari atmosfere che acquisiscono fascino e incanto lunari, proprio grazie alle inflessioni più ombrose del clarinetto.
Carbonare si è poi ritagliato un bel momento da protagonista nel bis, quando ha proposto un’elaborazione di un tema popolare ebraico apprezzatissimo dal pubblico.
Ascoltare La mer di Debussy è sempre una grande esperienza sensoriale, soprattutto per chi il mare lo vive ogni giorno. Il valore aggiunto ai tre schizzi sinfonici lo ha dato in questo caso la direzione accuratissima di Paolo Longo, impeccabile per scelte dinamiche e per la variopinta tavolozza di colori che ha ottenuto dalla splendida Orchestra del Verdi, capace di trovare un suono morbido e compatto, equilibrato e ricchissimo di colori allo stesso tempo. Legni e fiati sugli scudi, archi avvolgenti e caldi, hanno contribuito a ricreare quel clima di serena turbolenza che caratterizza una pagina da ascoltare ad occhi chiusi.
E così, onda su onda, la serata è arrivata alla fine, sottilmente screziata da sonorità francesi, ma soprattutto dominata dall’immensità del mare. Mare immenso ci separa c’è scritto nel libretto di Il crociato in Egitto di Meyerbeer: qualche volta il mare unisce e, tanto per restare in tema con una recente polemica scoppiata intorno al manifesto di Marina Abramović per la prossima Barcolana, siamo tutti sulla stessa barca.

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2 risposte a “Onda su onda, siamo tutti sulla stessa barca. Paolo Longo e la sua Dissolutio protagonisti al Teatro Verdi di Trieste.

  1. fabiana stranich 30 settembre 2018 alle 3:49 pm

    Recensione molto bella, in particolare nella parte in cui tratti del brano del maestro Paolo Longo: ne fai una descrizione emozionale molto particolare ed intrigante. Complimenti.

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    • Amfortas 30 settembre 2018 alle 6:11 pm

      Fabiana, ciao. Grazie dei complimenti che, come ben sai anche tu, si ricevono sempre volentieri 😉
      Dal mio punto di vista la pagina di Paolo Longo è stata, nel complesso, la parte più interessante della serata.
      Ciao e grazie!

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