Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 36 (di trilli diavoleschi e memorie perdute)

Anche oggi c’è una ricorrenza importante, nasceva infatti a Pirano l’8 aprile del 1692 Giuseppe Tartini. Qui a Trieste il Conservatorio porta il suo nome e credo sia giusto.
Su Tartini circolano molte leggende, che oggi sarebbero assai poco romanticamente liquidate come fake news. Per me sono verità assolute, invece, anche se indimostrabili. Mica tutto deve essere provato come in un laboratorio. La scienza è spesso noiosa, le leggende sono sempre divertenti.
Sarebbe facile postare la foto di un violino, ne ho tantissime. Invece opto per una mia composizione fotografica di qualche anno fa, che pensai proprio nella città natale del maestro.
S’intitola Delle memorie perdute e rappresenta una sirena che si trova sul molo di Pirano, scolpita direttamente negli scogli. Non se ne conosce l’autore, ma io credo che sia stato proprio Tartini, di notte, accompagnato da qualche buon diavolo.
(la sequenza delle foto ha un suo senso, ma voi fate come vi pare).

6 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 36 (di trilli diavoleschi e memorie perdute)

  1. Daniela 9 aprile 2020 alle 11:16 am

    l’ho vista e ho un ricordo vivo della bellissima piazza a lui dedicata a Pirano. Conto di tornarci

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  2. Amfortas 9 aprile 2020 alle 2:58 pm

    Ciao Daniela, si la piazza è molto bella. Se hai occasione di tornarci, a Pirano, fai un salto a visitare anche le saline di Strugnano. È lì, a due passi e anzi si può fare anche una bellissima passeggiata che collega le due cittadine. Ciao, Paolo

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  3. SERGIO SESTOLLA 10 aprile 2020 alle 8:43 pm

    Complimenti, Amfortas. Riesci a trasformare con le tue svanenti sequenze fotografiche qualsiasi avvenimento fisso in qualcosa che riflette l’impalpabile scorrevole spirito, in più aggiungendo adeguato pensabile sfondo musicale, sia esso un Tartini oppure un Wagner.

    E mentre ciò che è fisso, e che si può pensare immutabile ed eterno, sfuma, ciò che è puro spirito resta eternato.

    Grazie di tali insegnamenti.

    Sapessi quante cose ho imparato grazie a te sulla musica e sulle . . .

    O A S I M U S I C A L E
    (La cultura salverà il mondo)

    È mai possibile che stiano lì
    per me tutti schierati questi ottanta
    professori d’orchestra. Sì, è così
    . . . ed ognuno di questi in cuor si vanta

    d’essere pronto per iniziare
    ( c’è in programma un “Concerto in la” )
    col suo strumento lucido a suonare
    per dire a questo mondo “Ancor ci sta

    un’oasi in cui uno può
    al fine rifugiarsi dai “mala
    tempora” che “currunt”. Non so

    come ringraziare . . . Okkei, la sala
    si bea dell’intrecciarsi or dei “do”,
    dei “mi”, dei “re”, in abito di gala.

    Si sentono perfino dalla scala
    gli applausi, e durano un bel po’:

    sono i “grazie” d’ogni cuor che sciala,
    di ogni mente che per quanto può

    s’impegna in questa vita tanto dura,
    mentre si aggira in sala la Cultura.

    Questa soltanto il mondo salverà,
    se nessuno di noi l’ucciderà!

    Pure il diavolo appare bello
    se il suo trillo torna in ritornello

    per cui tosto diventa un gioiello.

    Tartini lo sapeva e con ardore,
    in modo misterioso e incantatore,

    questo fissò in Sonata in sol minore.

    ( Sergio Sestolla)

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  4. Amfortas 11 aprile 2020 alle 8:29 am

    Caro Sergio, ti dirò che ieri per me la contingenza, già molto fastidiosa, è stata peggiorata dal fatto che in teoria sarei dovuto essere a Venezia, a sentire la Terza di Mahler diretta da Chung. Non è in sol minore, bensì in re minore, ma sempre di capolavoro si tratta.
    Quanto al famoso motto mala tempora currunt, si omette, forse per scaramanzia, di citarlo per esteso: mala tempora currunt sed peiora parantur.
    E con questo messaggio di speranza ti saluto!
    Ciao, Paolo

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  5. SERGIO SESTOLLA 11 aprile 2020 alle 10:04 am

    Come nel moto perpetuo, con piccola variazione al ritorno della melodia, permettimi, Amfortas. di contrapporre al tuo scaramantico “Mala tempora currunt, sed peiora parantur” l’ottimistico “Mala tempora currunt sed meliora parantur”, anche in ricordo di un concerto, no di Mahler, ma di altro grande, nel cui organico orchestrale figurava una mia cara amica.

    ARPE IN BRAHMS

    “Due arpe . . . meno male!” (perché sei
    seconda arpa) esclamo appena entro
    nella sala concerto, ed i miei
    sguardi . . . ta-tàn . . . al podio vanno. Dentro

    è ancora semibuio, le poltrone
    non son tutte occupate e perciò
    alfine di aver buona visione
    di te io cerco — e la troverò —

    quella che meglio mi permetterà
    di osservarti intenta a suonare
    con la solita tua intensità

    questo ‘Requiem Tedesco’ che sa dare
    specie alla fine gran serenità,
    ma più a me per starti ad ascoltare.

    e per la leggiadria tua ammirare.

    Già arrivi . . . E mi stai a salutare! . . .

    (Sergio Sestolla)

    Che fa’ . . . ti va bene così, Amfortasa: “Addà passa’ ‘a nuttata . . . e puri o’ copprifoco” ?

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  6. Amfortas 11 aprile 2020 alle 3:11 pm

    Sergio, io, come scritto più volte, considero l’ottimismo una perversione 😂, perciò tendo a vedere nero.
    Consoliamoci con Il Requiem tedesco di Brahms che, per assurdo, mette buonumore. Anzi, vado ad ascoltarlo subito!

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