Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 37 (di confini labili, evasioni e ombrelli forse inutili)

Mai come in questi giorni sfortunati, credo, ci accomuna il desiderio di evadere nell’accezione più ampia del termine.
Ma dove, mi chiedo ogni tanto? Evadere col corpo o con la mente? Oppure con entrambi?
Pochi lo sanno, ma a Trieste in occasioni fortunate e non prevedibili, proprio sotto ai portici del palazzo del Comune, si apre ogni tanto un cunicolo spazio temporale. Non so dove porti, sinceramente. Però l’anno scorso ero lì con la reflex e ho avuto la fortuna di fermare il momento esatto in cui uno di noi stava scomparendo in un’altra dimensione. Forse di là l’ombrello non gli sarà servito, boh.
Non saprei dirvi se sia tornato.

2 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 37 (di confini labili, evasioni e ombrelli forse inutili)

  1. SERGIO SESTOLLA 11 aprile 2020 alle 10:35 am

    Dal momento che tu dici di non sapere, caro indagatore Amfortas, dove “quell’uno di noi stava scomparendo” sia dalla tua reflex e sia dalla plumbea aria circostante — resa ancor più misteriosa da quell’incombente arco a tutto sesto – io, se permetti, cerco di venirti in modesto aiuto in quanto ho pensato di immaginare dove quel quidam de populo potesse andare, anche riflettendo sul fatto che forse l’ombrello lo portava caramente con sé, perché avrebbe potuto servigli come esempio illustrativo di un suo eventuale insegnamento agli a noi ignoti abitanti “dell’altra dimensione”.

    INSEGNAMENTO AGLI ANGELI

    Io certe volte penso che sia meglio
    che me ne vada via da questo mondo.
    Che ci sto a fare più? . . . Ah, se il risveglio
    tra nuvolette fosse e un girotondo

    di angeli avessi intorno a me,
    chi la cetra suonando, chi il violino,
    via via io . . . via! . . . ch’è meglio che
    starmene ancora qui come un cretino

    a fare solamente tutto ciò
    che gli altri a me dicono di fare
    per loro tornaconto perché ho

    ormai troppi anni, e pensare
    con la mia testa proprio non si può:
    non ne parliamo poi . . . di parlare! . . .

    di consigliare! . . . Noooo . . . di spiegare! . . .
    Al massimo è ammesso commentare
    il tempo: “piove o no?!” . . . Voglio passare

    ad altra dimensione. Che vi pare? . . .

    Se io domani in Cielo volerò
    a quei begli angioletti insegnerò,
    — vedendo ciò che agli “altri” ora farò —

    a far “braccio ad ombrello”, e dire “Thòòòoo . . . !”

    (Sergio Sestolla)

    "Mi piace"

  2. Amfortas 11 aprile 2020 alle 3:15 PM

    Caro Sergio, credo ci siano più dimensioni e, chissà, il gesto dell’ombrello da qualche altra parte potrebbe essere considerata una galanteria, no? Del resto già nella nostra dimensione i gesti, i colori, assumono significati diversi in base alla latitudine. Temo, invece, che la pioggia insistita – la foto è stata scattata a maggio dell’anno scorso – sia una rottura di coglioni ovunque. E scusa il francesismo, ciao, Paolo

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: