Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il Corsaro di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: notizie curiose e semiserie in attesa della prima di venerdì 11 gennaio.

Quando ci si prepara all’ascolto di un’opera, è sempre molto interessante approfondire alcuni aspetti della genesi compositiva, del contesto storico durante il quale è stata pensata e tanti altri fattori ma, almeno per me, è anche estremamente istruttivo – e divertente! – considerare le caratteristiche dei primi interpreti, coloro che – come con brutta abitudine si usa dire – “crearono il ruolo”.
Nel caso del Corsaro di Giuseppe Verdi la locandina della prima rappresentazione, che si svolse al Teatro Grande di Trieste il 25 ottobre 1848, era questa:

  • Corrado, capo dei pirati (primo tenore), Gaetano Fraschini
  • Medora, amante di Corrado (soprano comprimario), Carolina Rapazzini
  • Gulnara, favorita del Pascià (prima donna soprano), Marianna Barbieri-Nini
  • Selimo, ufficiale del Pascià (secondo tenore), Giovanni Petrovich
  • Seid, Pascià di Coron (primo baritono), Achille De Bassini
  • Giovanni, un pirata (secondo basso), Giovanni Volpini
  • Un eunuco (secondo tenore), Francesco Cucchiari
  • Uno schiavo (secondo tenore), Stefano Albanassich

Ora, si nota subito dalla desinenza (ich) dei cognomi che un paio di comprimari dovevano essere di estrazione autoctona o comunque limitrofa alla città di Trieste, insomma triestini patochi, come si dice qui (strasmile). Probabilmente artisti del Coro oppure, chissà, artisti residenti. Transeat.
Vediamo un po’ più da vicino i quattro protagonisti.

Gulnara

La primadonna fu – nientemeno – la Marianna Barbieri-Nini, soprano di fama pari solo alla sua bruttezza, poverina.Barbieri Nini 3Barbieri Nini 2220px-BarbieriNini
Giuseppina Strepponi, la seconda moglie di Verdi, la omaggiò di questo sintetico e viperino parere:

S’ella ha trovato marito non può disperar più nessuna di trovarlo.

Oddio, bellissima non era di certo, almeno a giudicare dalla documentazione disponibile, ma evidentemente era anche molto brava, tanto che fu la prima interprete di parti monstre come Lucrezia Contarini nei Due Foscari e della diabolica Lady nel Macbeth, sempre di Verdi, oltre che di numerose opere di Donizetti.
Francesco Regli, (autore del libro dal titolo più lungo del mondo e cioè Dizionario biografico dei più celebri poeti ed artisti melodrammatici, tragici e comici, maestri, concertisti, coreografi, mimi, ballerini, scenografi, giornalisti, impresari, ecc. ecc. che fiorirono in Italia dal 1800 al 1860.) la gratifica, tra gli altri complimenti, di questo giudizio:

Vi fu un momento nella professione musicale che non si parlava altro che della Barbieri. La sua stupenda voce, i suoi arditi slanci, il suo esteso repertorio la resero per moltissimi anni la delizia e il sostegno dei Pubblici e degli Impresarii.

Mica pizza e fichi, come direbbero un paio di mie amiche romane (smile).

Medora

Il secondo soprano era Carolina Rapazzini, ma di lei sappiamo pochino se non che, curiosamente, canta l’aria probabilmente più famosa dell’opera (Non so le tetre immagini), che qui propongo nella versione di una (quasi) immacolata Daniela Dessì.

Seid

Questa parte andò a Achille De Bassini, del quale sempre il logorroico Francesco Regli scrisse, tra l’altro:

Tutti i Teatri che calcò in Italia il De Bassini, furono per esso arena di trionfi, e così all’estero. Il De Bassini viene annoverato fra le melodrammatiche Celebrità d’Italia, ed a buon diritto. Onorò sempre l’Arte in modo eminente, e la stampa non esagerò, appellandolo il secondo Ronconi (nota di Amfortas:Giorgio Ronconi, baritono mitico). Piacente della persona, attore non meno che cantante, fruisce della generale approvazione e dell’universale simpatia. Con un gesto, uno sguardo, uno slancio di voce inaspettato ed opportuno, rapisce una platea, un intero Pubblico.
Achille_De_Bassini_Portrait

Per questo straordinario artista Giuseppe Verdi scrisse anche le parti di Miller nella Luisa Miller e di Fra’Melitone nella Forza del destino (vabbè, ormai l’ho scritto questo titolo esecrato, strasmile).

Corrado

E infine il Corsaro in persona, e cioè il leggendario Gaetano Fraschini, noto anche come il tenore della maledizione e non, come penseranno i cattivi, perché il pubblico lo malediceva per le sue stecche (oggi il titolo se lo disputano in molti, smile), bensì perché l’artista diventò famoso per l’interpretazione dell’invettiva (maledetto sia l’istante) nel secondo atto della Lucia di Lammermoor di Donizetti.
In questo video dal minuto 1.19 al 2.09 potete ascoltare Eugenio Fernandi e Maria Callas, nel 1957.

Delle performance di Fraschini in quelle occasioni abbiamo numerose testimonianze e ne scelgo una, purtroppo anonima, tratta dalle critiche dell’epoca che si riferisce alla preparazione della salita all’acuto:

Faceva precedere il la di petto da una specie di mugolio inarticolato che metteva brividi ad udirlo e che, seguito da quella formidabile nota, produceva un effetto portentoso.

gaetano-fraschini

A me vengono i brividi solo a leggerla, ‘sta roba (strasmile).
Comunque, questo figlio di un fornaio e apprendista ciabattino, evidentemente aveva tutta la fiducia di Verdi  – il quale disse che godeva del suo successo come se fosse cosa mia e più che se fosse cosa mia – che lo volle per un sacco di debutti, oltre che per questo Corsaro: Stiffelio nel ruolo eponimo, Riccardo nel Ballo in maschera, Arrigo nella Battaglia di Legnano, Zamoro nell’Alzira.
Fa riflettere che Fraschini eccelleva in due parti così diverse quali Edgardo e Corrado, la prima molto acuta e la seconda centrale.
Fraschini, insieme a Pietro Mongini ed Enrico Tamberlick fu tra i tenori più pagati del suo tempo, una star indiscussa nonostante gli fossero imputati anche alcuni difetti. Sembra che cantasse spesso troppo forte, e se ne rammaricò persino Donizetti, e inoltre eccedeva nell’accento mentre era estremamente parco di mezzevoci e smorzature oltre che recitare “nel tipico stile melodrammatico italiano”.
Mah. Letta così sembra la descrizione di un qualsiasi tenore in carriera oggi, e non lo dico per sfottere ma perché i tenori mitici di un tempo avranno avuto (ovvio) grandi qualità ma godono sino al Giudizio Universale dell’enorme privilegio di non poter essere (ri)ascoltati. Sono convinto che tanti miti sarebbero ridimensionati, almeno perché il gusto di chi canta e di chi ascolta, da critico o da appassionato, cambia. Evolve, involve? Non lo so, ma cambia. E quindi ci sarebbero sorpresone non da poco, come peraltro ho potuto constatare di persona qualche tempo fa (strasmile).

Un saluto a tutti, alla prossima!

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13 risposte a “Il Corsaro di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Trieste: notizie curiose e semiserie in attesa della prima di venerdì 11 gennaio.

  1. Lucia 9 gennaio 2013 alle 8:20 pm

    Caro Amfortas, volevo complimentarmi con lei per lo splendido lavoro che sta facendo per noi appassionati. Io purtroppo non potrò assistere a questa opera perchè sono all’estero, ma attenderò la sua puntualissima e divertentissima recensione semiseria!
    Lucia

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  2. giuliano 9 gennaio 2013 alle 9:03 pm

    quando penso al Corsaro, mi parte subito in automatico “nel furor delle tempeste, nelle stragi del…” e qui mi fermo, ah no, è IL PIRATA!
    Bellini, e non Verdi.
    ormai mi sa che non mi passa più
    🙂

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    • Amfortas 10 gennaio 2013 alle 9:14 am

      giuliano, beh sì, capisco :-). Tra l’altro proprio nei giorni scorsi Il Pirata – che non è proprio un’opera che si vede spesso – è stato allestito in forma di concerto in Spagna, protagonisti la Devia e Kunde, oltre che Stoyanov, nei ruoli principali. Venerdì il Corsaro, la settimana prossima i Masnadieri a Venezia: si vede che siamo in tempo di elezioni, vero?
      Ciao 🙂

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  3. don jose' 9 gennaio 2013 alle 10:04 pm

    bello …ed assai interessante!! grazie!

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  4. giuliano 10 gennaio 2013 alle 9:17 am

    c’è un altro Corsaro nelle opere di Verdi…vediamo chi se lo ricorda
    🙂

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  5. Lucia 10 gennaio 2013 alle 1:21 pm

    Caro Giuliano si può avere un suggerimento?
    Lucia

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  6. alucard4686 10 gennaio 2013 alle 2:44 pm

    Anche per me è il Simon !
    P.s. Godo per Das Liebesverbot !!!!!!!!!!!

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  7. giuliano 10 gennaio 2013 alle 5:51 pm

    eh, ma era troppo facile!!!
    🙂
    comunque ricordo a tutti che c’è differenza: il corsaro era al servizio di qualcuno, magari di una nazione: come sir Francis Drake che attaccava solo i galeoni spagnoli. Invece il Pirata – e solo nel migliore dei casi – ha solo l’immagine adorata con cui far rima…

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