Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione seria di Elegy for young lovers di Hans Werner Henze al Teatro Malibran di Venezia: danni collaterali.

Elegy for young lovers, Teatro Malibran 27 marzo 2014

Certo, prima di cominciare a scrivere di Elegy for young lovers di Hans Werner Henze, su libretto di Wystan Hugh Auden e Chester Kallman, bisognerebbe mettersi d’accordo su quale sia il significato, oggi, della definizione musica d’avanguardia.


Teatro Malibran, 27 marzo 2014

Sì, perché siamo nel 2014 al Teatro Malibran di Venezia, questo lavoro è nato nel 1961 e perciò il termine avanguardia sembra piuttosto azzardato.
Semplificando neanche poco, direi che bisogna fare un passo indietro e considerare come, almeno dal primo dopoguerra del secolo scorso il melodramma inteso in senso tradizionale, quello che nell’immaginario collettivo è ricordato con l’istantanea dell’eroina pazza per amore, aveva la necessità di rinnovarsi perché il mondo, nonostante tutto, era cambiato. Bisognava cioè trovare un nuovo linguaggio per esprimere vecchi sentimenti e conflitti, ché questi rimangono sempre uguali in valore assoluto. La musica è sempre avanguardia, quando tenta di rinnovarsi. Lo è in quanto Arte, qualsiasi forma d’Arte è una spinta propulsiva e non guarda mai indietro anche quando sembra che lo faccia.
In questo caso potremmo affermare che Henze, compositore sensibilissimo, metta al centro del suo “melodramma” il mito dell’artista maledetto, pronto a scendere a qualsiasi compromesso pur di ottenere sia il successo sia per appagare le esigenze di un ego dirompente. Messa così, se ci pensate, non è neanche una grande novità ma è appunto il linguaggio che cambia, e lo fa sin dalla scelta dei librettisti, a loro volta artisti, poeti, i quali già nel 1951 avevano firmato i testi di The Rake’s progress (La carriera di un libertino) per la musica di Igor Stravinsky. Opera che per inciso, tra pochi mesi, vedremo proprio alla Fenice di Venezia nel nuovo allestimento di Damiano Michieletto.
La vicenda – ricca anche di ironiche citazioni autobiografiche – è ambientata in un albergo, ai piedi di una montagna minacciosa anche dal punto di vista metaforico. Il protagonista è un poeta, Gregor Mittenhofer, che sta preparando il suo prossimo lavoro. Attorno a lui si muove un’umanità varia che egli considera solo come forma d’ispirazione o che sfrutta in qualche modo. I danni che fa alle persone sono collaterali, non hanno importanza.elegy 5
C’è poi Hilda Mack, una donna che aspetta da quarant’anni suo marito, scomparso proprio sulla montagna dell’Hammerhorn. Costei è impazzita e i suoi vaneggiamenti sono preziosi per Gregor che schiavizza anche la mite e frustrata segretaria, Carolina von Kirchstetten. Di questa specie di corte dei miracoli fanno parte anche un medico, Wilhelm Reischmann ed Elizabeth Zimmer, impulsiva protégé dell’artista e a sua volta segretamente innamorata del figlio del medico, Toni.
A un certo punto una guida alpina, Josef Mauer, annuncia che è stata fatta una macabra scoperta: a causa del disgelo è stato ritrovato il corpo del marito scomparso di Hilda. Quest’ultima rinsavisce e smette i suoi deliri. Il poeta è perciò a corto d’ispirazione e scientemente non avverte di un imminente terribile peggioramento meteorologico Toni ed Elizabeth, ai quali aveva dato il compito di andare sulla montagna per trovare un fiore di Edelweiss, che avrebbe rinnovato la sua ispirazione. La tempesta li uccide, l’emozione riaccende la creatività di Mittenhofer che ultima la sua Elegia per giovani amanti e la presenta in un teatro, mentre il suono assordante delle persone che ha distrutto fa da sfondo.elegy 4
Curiosamente, quest’opera in cui non c’è traccia di melodia si apre con una vera e propria scena di pazzia di Hilda Mack, qui impersonata dalla brava Gladys Rossi, la quale si destreggia con sufficiente scioltezza tra declamato, salti d’ottava, acuti e sovracuti, oltre a essere veramente efficace dal punto di vista scenico in una parte complessa.
Buona anche la caratterizzazione di Giuseppe Altomare (Mittenhofer) in una parte di tessitura acuta, che non a caso fu creata da Dietrich Fischer-Dieskau. Il baritono può contare su di una voce importante, che si trova a proprio agio nel teso declamato della parte.
Zusana Marková è un’accorata, giovane e convincete Elizabeth e allo stesso modo efficace risulta il tenore John Bellemer nei panni dell’innamoratissimo Toni.
Adeguate anche le prestazioni di Roberto Abbondanza, incisivo Dr.Reischmann, e di Olga Zhuravel, la segretaria Carolina che dal punto di vista psicologico paga più degli altri la smodata ambizione del protagonista.
Bene anche Francesco Bortolozzo, quale Josef Mauer.
Jonathan Webb, alla guida di una buona Orchestra della Fenice in formazione ridotta, mi è sembrato convincente per la sua lettura scabra e precisa di una partitura che poco concede alla cantabilità, cogliendo invece con proprietà le spigolosità ma anche le occasionali trasparenze della musica di Henze e superando anche l’oggettiva difficoltà della gestione della “invadenza” delle percussioni. La musica è sempre tesa ed emozionante nonostante – a riprova che non era certo lo squarcio melodico che cercava Henze – che il compositore stesso abbia tagliato in una revisione di vent’anni fa il duetto tra Toni ed Elizabeth.elegt 3
L’allestimento di Pier Luigi Pizzi, che oltre alla regia firma anche scene e costumi, è elegante e di buon gusto. Certo, qualche soluzione è già vista – penso alla tempesta, in cui Strehler fa capolino in modo evidente – ma nel complesso la scena fissa, dominata dall’imponente montagna stilizzata sullo sfondo e screziata da un sole malato, è coerente con l’essenziale musica di Henze. Forse un uso meno monocromatico delle luci – sbilanciate su di un colore bianco ghiaccio – avrebbe giovato a dare più mobilità allo spettacolo. Particolareggiato e appropriato, infine, il lavoro sugli attori cantanti.
Lo sparuto pubblico del Teatro Malibran ha applaudito generosamente tutta la compagnia di canto, più volte chiamata al proscenio.
Per una maggior comprensione dell’opera e soprattutto del testo e delle sue implicazioni, anche autobiografiche, vi consiglio di scaricare qui il magnifico libretto di sala.

Un saluto a tutti, alla prossima.

P.S.
Questa volta niente aneddoti sull’orrida Venezia, ma tanto ci torno a breve e quindi…pazienza!

 

 

 

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8 risposte a “Recensione seria di Elegy for young lovers di Hans Werner Henze al Teatro Malibran di Venezia: danni collaterali.

  1. emilio 29 marzo 2014 alle 10:07 pm

    ottima recensione, concordo in pieno, così come concorda un altro degli sparuti spettatori del Malibran. Grazie!

    ps se possiamo permetterci, ti segnaliamo due sviste: 1) Il The Rake’s progress dovrebbe essere del 1951 e non del 1956
    2) è Mittenhofer e non Mitterhofer.

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    • Amfortas 29 marzo 2014 alle 10:45 pm

      Emilio, ciao! Ti ringrazio per le correzioni, che sono sempre benvenute. Purtroppo la fretta è sempre una pessima consigliera :-). Ho sistemato dopo che già ieri un amico mi aveva segnalato in privato un’altra svista.
      Ciao e grazie!

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  2. annaritaverzola 31 marzo 2014 alle 5:43 pm

    Ho letto con particolare attenzione questo post perché io e la musica moderna, nel senso più ampio, andiamo poco d’accordo. Colgo l’occasione per dirti che ti seguo sempre anche se, ahimè, in forma muta tipo il coro della madama Butterfly (per restare in tema) 😀
    Il fatto è che io sono ancora ignorante in materia, nonostante il marito melomane, e apprezzo visceralmente, da buona romantica! Un caro saluto! Annarita

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    • Amfortas 1 aprile 2014 alle 7:54 am

      Annarita, ciao! Vorrei dirti che ti seguo sempre anch’io, ma mentirei. La realtà è che ho poco tempo per seguire i vecchi compagni di web. Sono rimasto alla difesa delle fiabe di qualche tempo fa 🙂 però conto di aggiornarmi presto.
      un caro saluto a te e anche al marito melomane, grazie!

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  3. Elena 4 aprile 2014 alle 8:38 am

    Ciao Amfortas! Ma che libretto magnifico deve essere!
    Sono tanto emozionata che non riesco a scaricarlo… Mi puoi aiutare?
    🙂
    Elena

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    • Amfortas 4 aprile 2014 alle 8:50 am

      Elena, ciao! Ho provato ora e il download funziona. Devi solo fare clic sul titolo che appare seguendo il link dal mio blog. È in formato PDF, fammi sapere se non ci riesci e spiegami perché, così forse ti posso aiutare. Ciao e grazie 🙂

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  4. Elena 4 aprile 2014 alle 9:06 am

    Fatto! Non dal tuo link che per qualche ragione a me non dà accesso, ci sono arrivata per vie traverse. Ma che importa? Ora è qui 😉
    Elena

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