Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria del terzo concerto per la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: si conferma un grande il pianista Giuseppe Albanese

Cominciamo col dire che non solo i ragazzini pasticciano col cellulare in teatro durante le esecuzioni. Ieri avevo davanti a me una signora con un piede in una buca e l’altro su di una buccia di banana la quale, meschina, faceva ricerche su Google con il suo smartphone gigante. Tra l’altro sbagliava di digitare e perciò scriveva predidente invece che presidente, per esempio. Dal fatto che io potessi leggere le sue ricerche potete capire che aveva uno schermo in cinemascope. Anche lei, come le ragazzine di un paio di post fa, dovrebbe essere destinata a una dura rieducazione in stile Pol Pot. E se non sa chi sia, che lo cerchi su Google.
Detto questo, segnalo che Annunciazione! Annunciazione! (anche qui, chi non sa googli) sembra che il finanziamento di 11 milioni di eurazzi per il Teatro Verdi sia stato approvato. Speriamo che lo Stato sgravi al più presto, perché l’annuncio è stato fatto tante volte nell’anno scorso che vorrei vedere il pargolo prima di convincermi definitivamente che non si tratti di una gravidanza isterica. Oggi è la giornata della metafora idiota, abbiate pazienza, mi sto preparando per la trasferta di questo pomeriggio nell’orrida Venezia e sono nervoso perché una mia fonte mi segnala  che i gabbiani assassini sono già all’erta.
Passiamo però al concerto di ieri sera.

Dopo la presentazione della stagione lirica, l’attività al Teatro Verdi prevedeva il terzo appuntamento con la sinfonica che anche in questo caso era piuttosto impegnativo e stimolante, vista la presenza nel programma di tre nomi importanti quali Franz Liszt, Sergej Rachmaninov e Antonín Dvořák.
Nella prima parte del concerto il protagonista assoluto è stato il pianista Giuseppe Albanese, che già l’anno scorso al debutto sul palcoscenico triestino aveva dimostrato grandi doti artistiche. Qualità confermate anche questa sera, va detto subito.1486
Credo che poche pagine musicali possano evidenziare il talento di un pianista come la Malédictìon di Lizst, perché per un’esecuzione di livello è indispensabile trovare difficili equilibri tra tecnica, interpretazione e virtuosismo. Albanese ha una dote ulteriore, quella della comunicativa che non diventa mai estroversione smaccata ma resta nell’ambito di una rigida disciplina.
Perciò il suo pianismo pirotecnico sempre espressivo e mai ostentato ha consentito di far apprezzare sia i ripiegamenti elegiaci e malinconici sia quelli più ludici e scherzosi del brano, nel quale gli archi dell’Orchestra di Trieste hanno confermato di attraversare un ottimo momento di forma.
Il secondo brano affrontato da Albanese è stato la Rapsodia su un tema di Paganini per pianoforte e orchestra op.43 di Sergej Rachmaninov, che in qualche modo è composizione che “resta in tema” con Liszt, poiché è una specie di omaggio che il musicista russo fece all’illustre predecessore. Nel 1838, infatti, Liszt lavorò sul ventiquattresimo e ultimo Capriccio per violino di Paganini.
Ottima, anche in questo caso, l’interpretazione di Albanese del quale ho notato anche l’intelligente gestione della comunicazione con il bravo direttore Stefan Brogli-Sacher.roman-brogli-sacher04-c-holger-braack
Alla fine dopo ripetute chiamate al proscenio, il giovane pianista ha incantato con una bellissima lettura del celebre Notturno op. 9 per mano sinistra sola di Alexander Scriabin.
Dopo l’intervallo, protagonista è tornata l’Orchestra del Teatro Verdi alle prese con la Sinfonia N. 8 di Antonín Dvořák.
Nella fattispecie mi è sembrato che il direttore Stefan Brogli-Sacher abbia spinto un po’ troppo sul pedale dell’enfasi, soprattutto nell’ultimo movimento (Allegro, ma non troppo), che mi è parso troppo contrastato nelle dinamiche. O, forse, è questa musica di Dvořák – un po’ priva d’identità – che richiede qualche spinta emozionale additiva.
Molto ben riusciti, invece, gli altri movimenti e in particolare il bel valzer del terzo tempo e il suggestivo Adagio. Orchestra del Verdi, anche qui, in grande evidenza. Nello specifico mi piace rilevare la bella prova dei violoncelli e dei legni.
Il pubblico – parecchi giovanissimi, attenti e composti – piuttosto numeroso ha tributato alla serata un bel successo.

 Un saluto a tutti, alla prossima!

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4 risposte a “Recensione semiseria del terzo concerto per la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: si conferma un grande il pianista Giuseppe Albanese

  1. margherita 23 novembre 2014 alle 7:20 pm

    Grazie
    finalmente so quale era il pezzo suonato con una mano sola alla fine dell’interpretazione di Albanese. E complimenti per la sua recensione.
    Margherita

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  2. Giuliano 23 novembre 2014 alle 9:09 pm

    qui a Milano temo spesso che qualcuno borli giù dalle scale della metropolitana con tablet e tutto, anche in via Dante c’è gente che devi starci attento perché magari ti vengono addosso, gli si rompono i gioielli e poi magari è colpa mia, ma io non rompo mai i gioielli a nessuno, sia ben chiaro (i gioielli tecnologici, intendo).
    A Venessia, magari, i borlarà giò nel Canal Grande. Chissà che non esista anche una gaviota benefica che li tira fora, magari l’Uomo Gabbiano, chissà, un supereroe servirebbe anche in laguna.
    PS: la mia amica professoressa insiste, il 6 dicembre replica con un concerto tutto pianoforte, Schumann…

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    • Amfortas 24 novembre 2014 alle 12:33 pm

      Giuliano, ciao! Intanto ancora complimenti alla tua amica, meriterebbe una statua rampante 🙂
      Quanto all’abuso di cellulari, smartphone, tablet ecc ecc ovviamente il problema sono i portatori insani, non i poveri oggetti.
      Ora – e so che non mi crederai – a proposito dell’Uomo Gabbiano che merita sicuramente il suo spazio, ti giuro che la prima cosa che ho visto nell’orrida è stata un qualcuno vestito da Batman. E non era carnevale, a quanto mi risulti. Io e Betta abbiamo riso sino in teatro…
      Ciao e grazie 🙂

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