Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Martha Argerich al Festival di Lubiana: cronaca di un trionfo annunciato (e meritato).

Il Festival di Lubiana prosegue con ottimi risultati di pubblico e di critica. Ieri è stata la volta di una straordinaria artista contemporanea, la pianista Martha Argerich. Tutto pieno e capitale slovena che si conferma come uno dei più vivaci centri culturali della Mitteleuropa. C’ero anch’io e ora mi prendo una pausa (dal Festival) sino a fine agosto, perché l’appuntamento con il mezzo Ring che manca e il mio adorato Valery Gergiev proprio non si può saltare.

Uno degli appuntamenti più attesi del Festival di Lubiana era sicuramente l’esibizione di Martha Argerich e, ieri sera, c’è stata la conferma sul campo di quanto le aspettative fossero ben riposte. La spaziosa sala da concerto del Cankarjev Dom era esaurita, affollata da un pubblico trasversale per età e di provenienza mitteleuropea.
Sulla grande musicista credo non abbia senso spendere parole che sarebbero solo di circostanza, tanta è la fama che la precede. Di mio dirò solo che ancora oggi la Argerich – talento precoce con quasi sessant’anni di carriera alle spalle – ha quel dono riservato solo agli artisti eletti e cioè riempire la scena e catalizzare l’attenzione di tutti prima di cominciare a suonare.
Il programma della serata era raffinato e ben calibrato su pagine musicali che abbracciano due secoli, da Mozart a Šostakovič.
E proprio con l’esecuzione di un’opera giovanile del salisburghese, il Divertimento per archi n. 1 in re maggiore KV 136, si è aperto il concerto. Brano di collocazione settecentesca, il Divertimento si svolge in tre tempi improntati a un accentuato lirismo e a una spensierata leggerezza, come si conveniva a questa musica scritta per intrattenimento a cornice di speciali occasioni pubbliche o private.
La Franz Liszt Chamber Orchestra, compagine guidata con mano sicura e apprezzabile attenzione alle dinamiche  da Gábor Takács-Nagy – che ha anche introdotto la pagina con un aneddoto – si è dimostrata capace di un suono nitido e trasparente, adattissimo alla musica mozartiana.
Accolta da un tripudio di applausi è quindi entrata Martha Argerich per l’esecuzione del Concerto n. 1 in do minore per pianoforte, tromba e orchestra d’archi op. 35 di Dmitrij Šostakovič.
Il gioco di rimandi e dialoghi con l’ottimo solista László Tóth alla tromba, la confidenza con l’orchestra, l’empatico virtuosismo e la grande energia – compreso un siparietto con il direttore – hanno consentito alla formidabile pianista di soggiogare il pubblico, che dopo aver ascoltato in un silenzio irreale l’esibizione è esploso in un boato incredibile e ha preteso il bis dell’adrenalinico Allegro con brio che chiude il concerto.

Dopo l’intervallo è stata la volta di una pagina – nella versione per orchestra –  di Franz Liszt, Angelus! Prière aux anges gardiens dalla terza delle tre suite che compongono la più ampia composizione Années de pèlerinage.
Anche in questo caso il direttore Gábor Takács-Nagy ha intrattenuto brevemente il pubblico con una riflessione sul compositore, per poi guidare con proprietà la compagine cameristica che si è ben disimpegnata in un’atmosfera soffice e sognante.

Popolare – e per certi versi abusato –  Il carnevale degli animali (Le Carnaval des Animaux) di Camille Saint-Saëns è una di quelle composizioni nelle quali, a mio parere, l’empatia e l’equilibrio tra gli interpreti è quasi più importante delle doti tecniche. Guai, per esempio, calcare la mano sul lato grottesco o enfatizzare troppo la carica satirica insita nella musica.
In questo caso la partecipazione di Annie Dutoit (figlia di Martha Argerich) come voce narrante e di Akané Sakai al pianoforte a fianco della Argerich è sembrata un valore aggiunto per cogliere la paciosa ironia di Saint-Saëns. Ottimo senza distinzioni il rendimento dei solisti dell’orchestra e la stessa Dutoit è parsa incisiva nell’introdurre con leggerezza e misurati gesti le brevi istantanee musicali.
Trionfo per tutti, doppio bis (Aquarium e Rondò finale) e pubblico impazzito che non voleva saperne di andarsene.

Come dicevo all’inizio non credo abbia molto senso descrivere la maestria della Argerich, pur tuttavia devo sottolineare che, una volta di più, la luminosità del tocco, la capacità di concentrarsi sul particolare senza perdere di vista l’architettura complessiva dei brani, la fisicità del rapporto simbiotico col pianoforte restano ammalianti e necessitano più di una presenza fisica nella sala da concerto che di parole di uno di quei critici amabilmente presi in giro da Saint-Saëns. Inoltre, col passare del tempo, si coglie qua e là un accenno di sfumata malinconia che impreziosisce ulteriormente l’Arte di una grande artista.
Da serate così si esce più sereni ed emotivamente distesi, credo sia tantissimo, no?

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2 risposte a “Martha Argerich al Festival di Lubiana: cronaca di un trionfo annunciato (e meritato).

  1. lapodelapis 11 luglio 2017 alle 3:23 pm

    martha argerich, la leggerezza fatta pianismo.

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