Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Capricornina78, chi era costei? Ovvero Piccolo di nome e di fatto.

Questo è un articolo che non scrivo volentieri, perciò mi scuso subito con i miei happy few se il tono sarà meno scanzonato del solito.
Credo però sia opportuno informare il maggior numero possibile di persone di quello che è successo, e non per narcisismo – i singoli, io come gli altri, passano e se ne vanno –  bensì per senso civico, per una sana etica del lavoro, per una forma di educazione e di rispetto nei confronti di chi mi segue e per coloro che hanno a cuore quella specie di chimera che si usa (e, in alcuni casi, osa) chiamare cultura.
Nel 2014 si svolse a Trieste questo incontro al Circolo della Cultura e delle Arti e come potete vedere dai link interni all’articolo mi ero già occupato dell’argomento con una certa frequenza.
Per farla breve, dopo qualche tempo Paolo Possamai, allora Direttore di Il Piccolo, glorioso quotidiano triestino, gentilmente mi contattò e mi affidò le recensioni dal Teatro Verdi di Trieste.
Firmai quindi un contratto con la FINEGIL , che è un gruppo editoriale importante nel settore dei media. Non scendo per motivi evidenti nei particolari dell’accordo ma è ovvio che prevedeva un compenso per le mie prestazioni.
Ero molto contento, per me in primis, inutile negarlo, e anche per la città e il Teatro Verdi che finalmente, dopo parecchi anni e diffuse proteste ritrovava un riscontro critico della propria attività sul territorio.
Mi fu fornito un contenitore, detto blog d’autore, che battezzai La classica nota. Mi sembrava un bel nome, accattivante e allo stesso tempo spiritoso e non mortalmente serioso, in linea cioè col mio stile di scrittura.
Abbandonai per motivi di opportunità OperaClick – non ci si fa concorrenza da soli, mi pare solare -, sito dove sono tuttora caporedattore, rimettendo in mano al Direttore Danilo Boaretto il mio mandato. L’amico Danilo non fu contentissimo ma capì che per me era la realizzazione di un sogno: scrivere della musica che amo per il quotidiano della mia città. Fu così gentile e disponibile da lasciarmi al mio posto. E solo io so quanto impegno ci abbia messo per essere impeccabile su entrambi i fronti.
Per Il Piccolo tramite La classica nota ho seguito due stagioni sinfoniche e due stagioni liriche triestine, oltre che altri avvenimenti sempre incentrati sulla musica classica o lirica; qualche intervista ai protagonisti degli spettacoli al Verdi e, dall’estero, recital di cantanti famosi, esibizioni di orchestre guidate da direttori che per questioni economiche non possiamo permetterci. Insomma un lavoro serio, fatto con scrupolo e attenzione.
Paolo Possamai era contento, forse un po’ meno felici erano alcune altre persone, all’interno del giornale e all’esterno. Ma si sa, mica si può piacere a tutti. Io poi non ho un carattere facile e proprio non riesco a fare il ruffiano con nessuno. Mettiamola così: al contrario di molti non ho la predisposizione al servilismo e ritengo che una piaga dei nostri tempi e del giornalismo in particolare sia la cupiditas serviendi.
Nell’aprile del 2016 Paolo Possamai è passato ad altro incarico e ha lasciato Trieste.
2016-04-24 (2)
Nel frattempo, in qualche singola occasione (ma rara eh? E comunque neanche vicino a quanto mi era stato promesso) oltre che sulla Classica nota anche sul cartaceo compariva un trafiletto che rimandava alle recensioni.
Poi mi venne comunicato che ahimè, per le mie recensioni su carta non c’era più posto.
Spazio che però si è trovato (ah, l’amour!) per una rubrica settimanale per la Posta del cuore, firmata dall’ottima Chiara Gily (dico davvero, ne ho stima): su di un quotidiano, nel 2017, eravamo informati sulle tristi vicende di Capricornina78. Giuro, non sto scherzando.Screenshot (3)
Nell’ottobre del 2016, il nuovo direttore, Enzo D’Antona, tuttora in carica, mi convocò e mi comunicò che era ben contento del mio lavoro, tanto felice da decidere che avrei potuto proseguire per sempre, ma gratis. Cioè, dal momento che “Gli altri contributori ai blog d’autore scrivono a titolo gratuito, avrei dovuto farlo anch’io”. Ovvio che neanche per un istante mi è passato per la testa di farlo, no? Perché posso anche lavorare pro bono – e lo faccio –  ma decido io, come, quando, perché e soprattutto per chi. E ho detto Grazie e arrivederci, forse (chissà) cogliendo un po’ di sorpresa qualcuno.
Il tutto seguito da un progetto fumoso di riportare su carta le recensioni, sul quale ho chiesto chiarimenti mai ricevuti. Il martedì, no la domenica, forse il mercoledì. Insomma, chiacchiere, che tali infatti sono restate perché di recensioni degli spettacoli sul Piccolo non c’è traccia a tutt’oggi.
Perciò scrissi la mia ultima recensione  – si trattava del Rigoletto che inaugurò la stagione – e alla fine salutai i miei lettori, restando sul vago in merito ai motivi del mio abbandono.

Per me era finita così, con una buona dose d’amarezza, ma nella vita ci sono anche questi momenti e soprattutto ce ne sono di peggiori: bisogna saperli affrontare e, cavolo, ne so qualcosa.
Però a maggio di quest’anno è successa una cosa fastidiosa, che mi ha costretto a scrivere queste righe di cui non sentivo prima la necessità.
Mi scrive un artista di cui avevo parlato più volte nelle mie recensioni e mi dice: Mi scusi se la disturbo, volevo mettere sul mio sito il suo lusinghiero parere in occasione di XXX ma purtroppo non trovo più online La classica nota.
Resto stupefatto – Il Piccolo pretendeva l’esclusiva dei miei testi – e vado a guardare. La classica nota non c’è più: tutto è stato cancellato, tutte le mie recensioni scomparse. Ero sbalordito.

Allora, siccome nonostante l’età ormai giurassica continuo pervicacemente ad avere fiducia nelle persone, ho pensato che magari c’era stata una ristrutturazione dei blog d’autore da parte del gruppo Espresso/Repubblica e che la povera Classica Nota, da mesi silente vaso di coccio tra adrenalinici e ipercinetici vasi di ferro – la possente rubrica sul bon ton di Rossana Bettini, per dirne una –  fosse rimasta frantumata dall’operazione.

Invece no, non è così, perché continuano a essere online altri blog i cui autori non scrivono nulla da mesi.

Ciò significa che qualcuno ha deliberatamente deciso di cancellare il mio blog, in un impeto che potrei definire orwelliano ma, conscio di fare troppo onore non so a chi, mi limito a definire come un mandato di killeraggio di malavita culturale di bassa manovalanza sullo sfondo di un’esplosione di priapismo machista. Che fa anche abbastanza figo, dai.

Sono costretto a pormi qualche domanda, perlopiù retorica.

Ma che razza di modo di lavorare è questo? Che esempio di etica del lavoro ci propone il quotidiano della città di Trieste? Con che coraggio, dalle pagine del giornale, si firmano articoli che predicano moralità o peggio stigmatizzano il citizen journalism coinvolgendolo nel grande calderone del popolo di Internet (che, lo ricordo, è un’invenzione dei giornali che pensano che la Rete sia ancora frequentata solo da pittoreschi nerd)?
Avete mai visto la colonna infame (quella di destra, per intenderci) della versione online di qualsiasi quotidiano? O, che dio me ne scampi e liberi, la pagina Facebook del Piccolo, in cui l’uso sistematico del clickbaiting più becero costringe a pubblicare video immondi per contenuto solo per pubblicizzare qualche prodotto? Pagina in cui si decide a tavolino di proporre agli hater argomenti su cui sbranarsi, senza un minimo non voglio dire di etica giornalistica ma almeno di dignità personale?

Qualcuno vede in che modo increscioso, imbarazzante è gestito l’account Twitter del Piccolo di Trieste?

Inoltre, e vorrei che fosse chiara la questione, quando si accede con un press ticket a una manifestazione, l’accredito è concesso alla testata giornalistica, che poi decide chi mandare a dare conto dell’evento, non alla singola persona. Questo in generale e nel caso di illustri sconosciuti come me; ovvio che se il critico famoso vuole presenziare a un concerto l’accredito è nominativo e personale. Ma io non sono Paolo Isotta (e non è un male).

Questo significa che il Teatro Verdi di Trieste, che ha concesso l’accredito al Piccolo, si è ritrovato nella stessa situazione del mitico cliente che compra qualcosa che crede prezioso e poi, a casa, apre il pacco e si ritrova tra le mani un mattone. È stato, il nostro teatro, nella migliore delle ipotesi vilipeso e preso in giro, perché non c’è più traccia degli esiti artistici dell’attività degli ultimi due anni.

Lo stesso discorso vale, come ho detto sopra, per i singoli artisti che hanno ben figurato a Trieste, che sono stati asfaltati dall’ira funesta di qualche oscuro e rancoroso censore.

Io spero che per la prossima stagione sinfonica e lirica, che ormai è alle porte, Il Piccolo abbia pensato di riproporre le recensioni su carta oppure online, e spero anche che il mio successore sia pagato per il proprio lavoro, come dovrebbe essere la norma. Spero che nessuno, in tale contesto, pronunci la fatidica parola: visibilità.
Qualcuno forse si chiederà: Beh, Paolo, ma come sono state le reazioni dei colleghi di fronte a comportamenti così meschini? Dopotutto tu avevi fatto nomi e cognomi di persone meritevoli di scrivere a suo tempo, vero?

Dunque, mi hanno scritto molti loggionisti che erano entusiasti del mio lavoro, mi hanno manifestato solidarietà tantissimi artisti, alcuni non trattati benissimo nelle mie recensioni, dimostrando di essere grandi persone.
Lo splendido ufficio stampa del Verdi, che ringrazio una volta di più per la cortesia che mi ha sempre dimostrato, era costernato. Ciao Francesca, ciao Eleonora, ciao Cristina, ciao Donata e ciao e grazie a tutti quelli che ora non nomino, Nicoletta compresa che per sua fortuna si gode la pensione. Ciao a Daniela Astolfi, sindacalista permanentemente in trincea per difendere gli interessi dei lavoratori di quella meraviglia che è il Teatro Verdi. Un saluto, anzi una reverenza a tutti i professori d’orchestra e agli artisti del coro, ai tecnici del teatro. Siete l’unica risorsa vera, l’unica ricchezza su cui possa contare davvero il nostro teatro.
Buon lavoro per la prossima stagione. Un ringraziamento al sovrintendente Stefano Pace, al direttore generale Antonio Tasca e al direttore artistico Paolo Rodda. Un abbraccio a tutte le maschere (in particolare a Catia e a Laura, che metto sempre in difficoltà). E sì, anche quest’anno cercherò di rubare foto quando non dovrei.
I testi della Classica nota saranno di nuovo online, probabilmente proprio qui in una pagina dedicata. Credo di doverlo soprattutto al teatro e agli artisti.
A seguire la nutrita lista di colleghi che mi hanno sostenuto:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un saluto a tutti, alla prossima, finalmente in teatro!
Di Capricornina78 purtroppo non so più nulla, mi spiace.

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21 risposte a “Capricornina78, chi era costei? Ovvero Piccolo di nome e di fatto.

  1. Giuseppe 6 settembre 2017 alle 9:09 am

    Spiace leggere questo post. E non è che il “mal comune mezzo gaudio” renda minore l’amarezza. Neppure possiamo consolarci vagheggiando una “stampa di qualità” che è diventata sempre più un’araba fenice

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  2. margot 6 settembre 2017 alle 12:10 pm

    Un Piccolo ritratto di come vanno le cose in questo paese. Che desolazione…

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  3. Roberto R. Corsi 6 settembre 2017 alle 12:37 pm

    un abbraccio solidale. La tua chilometrica lista dei colleghi ha alcuni nominativi in comune con quella dei miei colleghi redattori editoriali…

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  4. felice567 6 settembre 2017 alle 4:05 pm

    Sono costernato! Ogni volta di più a sentire tali resoconti. Solidarietà.

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  5. lapodelapis 6 settembre 2017 alle 6:07 pm

    Rimane la Musica, quella non ce la tocca nessuno.

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  6. Giuliano 6 settembre 2017 alle 8:44 pm

    più o meno come avevo pensato… non che la cosa mi stupisca, ma dispiace sempre. Il vero problema è che sta finendo anche il mestiere del Giornalista, con la G maiuscola: quello che eravamo abituati a pensare ormai non vale più. E’ gravissimo per la politica (esempi ne abbiamo a bizzeffe: si scrive quel che piace sentire a chi compera, non la verità), fa rabbia e dispiacere per tutto il resto. Ho letto anche l’articolo di Mattioli sulle celebrazioni per Pavarotti, ormai la tendenza è quella lì, se provi anche solo ad argomentare e a documentare ti tagliano fuori.
    Così a occhio, da lontano, direi che il direttore precedente del Piccolo fa parte dei Giornalisti, quelli veri, non i venditori di spazi pubblicitari insomma.

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    • Amfortas 7 settembre 2017 alle 7:31 am

      Giuliano, ciao. Non posso che concordare con quello che scrivi, compreso il povero Pavarotti che fu già vilipeso ancora caldo da Isotta – e ne scrissi qui – e continua a esserlo anche dopo tanti anni. Con Alberto abbiamo già parlato dell’argomento.
      Quello che spiace è che Il Piccolo ha pagine culturali piuttosto buone, sopratutto sui libri, perché il responsabile cultura è un grande appassionato del genere. Non si capisce, davvero risulta insensato a maggior ragione l’ostracismo nei confronti della musica lirica e classica.
      Ciao e grazie

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  7. don jose 8 settembre 2017 alle 6:56 am

    Grazie per aver fatto chiarezza nei confronti dei tuoi affezionati lettori.
    E tutta la mia solidarietà umana e professionale a te,con l’invito e lo sprone a continuare nella tua benemerita iniziativa.
    Un abbraccio da Capricorno53 (strasmile).

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    • Amfortas 8 settembre 2017 alle 9:03 am

      Don, ciao. Non sarei sceso in particolari sordidi se non avessero fatto la porcheria della cancellazione online, per me era finita con le due righe di commiato nell’ultimo articolo.
      Del resto, da notizie che mi arrivano dall’interno del giornale, sembra che gli scontenti non siano pochissimi eh? Ma io col quotidiano non c’entro nulla, mi limito a riferire.
      Ciao e grazie.

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  9. fausta68 7 novembre 2017 alle 4:28 pm

    Hai fatto bene a scrivere questo articolo…..sono senza parole!

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    • Amfortas 7 novembre 2017 alle 8:23 pm

      Fausta, ciao. In effetti non c’è nulla da dire se non che mi sentivo di scrivere proprio come imperativo categorico. Acqua passata, ormai, guardo avanti e al mio impegno qui e su OperaClick. Domani pubblicherò le recensioni relative alla stagione lirica 2015.
      Ciao e grazie!

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