Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria ed espressa del Don Giovanni di Mozart alla Scala di Milano: deludono tutti, da Carsen alla Netrebko.

RASSEGNA STAMPA IN DIVENIRE:

Ecco qui, puntuale, il commento di Daland, che si sofferma sulle contraddizioni della regia.

Qui, invece, l’inferocita Aspasia.

Enrico Stinchelli, uno dei conduttori del programma radio La barcaccia.

Questo Don Giovanni si porterà dietro, credo, uno strascico di polemiche spaventoso.
In primis per la regia di Robert Carsen, di cui ho visto spettacoli memorabili, ma che in questo caso a mio parere non centra il bersaglio. Una regia, quando non è nel solco della tradizione e si permette mille incongruenze col libretto, dovrebbe almeno far pensare. Ora, che significa far pensare nel contesto di una regia operistica? Semplicemente che dovrebbe esaltare lati della vicenda, peculiarità dei personaggi o delle situazioni che non ci siano già noti e/o che non siano già stati sviscerati da altri.
Invece in questo caso Carsen si è limitato a cercare di stupire in senso esteriore con qualche trovata già vista – tra l’altro spesso piuttosto autoreferenziale – e qualche discreta intuizione.
Il concetto chiave è quello, usurato, del teatro nel teatro. Lo specchio, le sedie rivolte verso il pubblico, i protagonisti che agiscono tra gli spettatori. Insomma, nulla di rivoluzionario.
L’allestimento è sicuramente ben confezionato, sappiamo come il packaging sia fondamentale nella comunicazione odierna, grazie alle scenografie di Michael Levine e ai costumi di Brigitte Reiffenstuel, che insieme all’impianto luci curato dallo stesso Robert Carsen e Peter Van Praet rendono lo spettacolo superficialmente gradevole.
Siamo lontani anni luce però dalla bellezza rivoluzionaria di altri lavori di Carsen, dall’Alcina alla Kat’a Kabanova solo per citarne i primi due che mi sovvengono, ma anche da produzioni  a mio parere “minori” (leggi meno riuscite) come Elektra o Tosca.
Peraltro il lavoro sui cantanti è invece assai curato, voglio dire che anche nelle sue cose meno riuscite Carsen non lascia mai i solisti allo sbaraglio, ma li inserisce con cura nella sua visione dell’opera.
E, lo dico ora, tutta la compagnia di canto è stata all’altezza dal punto di vista attoriale.
Altro elemento di discussione e polemica è la direzione di Daniel Barenboim, che ha cercato di riprodurre esattamente il sound della sua incisione di vent’anni fa per la Teldec.
Sono dell’opinione che non esista un modo “giusto” e uno “sbagliato” di interpretare il Don Giovanni – va da sé, entro certi limiti – ma che esistano intenzioni ed esigenze interpretative diverse.
Certo, dopo la fondamentale incisione di René Jacobs, solo per fare un esempio, tutta giocata sulla trasparenza del suono e sulla cura del dettaglio,  è difficile oggi accettare serenamente un Don Giovanni così monolitico e scopertamente romantico nelle intenzioni.
Barenboim predilige – da sempre – suoni piuttosto corposi, e anche oggi è stato così. Però si sono sentiti troppo spesso clangori ridondanti che non soddisfano alcuna estetica né scelta interpretativa: restano pesantezze che sfuggono ad ogni coerenza e dovrebbero essere bandite da qualsiasi lettura di un’opera mozartiana. L’Ouverture è stata lo specchio (è proprio il caso di dirlo, smile) di tutto il buono della concertazione di Barenboim. Retorica, sin troppo maestosa, ma con un suo fascino. Mentre il lato negativo si è enfatizzato in un accompagnamento dell’aria dello champagne greve, del tutto in opposizione con lo “spirito” della musica di Mozart e con il momento specifico. Il finale primo poi sembrava Strauss, non Mozart.
Molto buona la prova dell’Orchestra della Scala.
Per quanto riguarda i cantanti liquiderei senza troppe cautele come pessimi Anna Prohaska, una Zerlina stonata e insignificante dalla voce sgradevole, e Štefan Kocán, Masetto orchesco, cavernoso, gutturale.
In costante difficoltà e sempre a rischio di stecca Giuseppe Filianoti, che davvero è risultato un Don Ottavio modestissimo e assolutamente insufficiente. Nell’aria Dalla sua pace ho seriamente pensato che non ce la facesse ad arrivare alla fine.
Accento inesistente, neanche generico, e intonazione precaria.
Kwangchul Youn mi è sembrato a disagio, soprattutto all’inizio nei panni del padre di Donna Anna. Meglio, ma non eccellente come m’aspettavo, nella figura del Commendatore.
Bryn Terfel è un cantante controverso, lo è sempre stato perché ha un’emissione che non è certo ortodossa e un gusto nel porgere che non è propriamente raffinato. Inoltre la voce, nel corso degli ormai lunghi anni di carriera, si è rinsecchita parecchio pur mantenendo un volume e una penetrazione ragguardevole.
Il suo Leporello è ancora accettabile, perché il personaggio ha insiti quei tratti canaglieschi che si addicono all’artista gallese, però dal punto di vista vocale siamo lontanissimi anni luce da una prestazione di valore.
Alcune gag e certi vezzi, non so quanto imposti dal regista, erano francamente di gusto discutibile.
Peter Mattei, a dispetto di qualche suono fisso, canta piuttosto bene e interpreta un Don Giovanni più furbo che seducente e maledetto. Il fatto è che in questo modo non esce lo spirito sacrilego, quell’empietà di cui ho parlato nel post precedente, e che a me sembra indispensabile per portare a termine un’interpretazione credibile del burlador. Inoltre Mattei non ha certo una personalità artistica debordante, sembra una specie di Zelig: dove lo metti fa la sua porca figura (smile).
Barbara Frittoli, nel complesso, mi è sembrata una Donna Elvira convincente. Certo il registro acuto è aspro, però il fraseggio intelligente, la cura della parola e la lunga frequentazione con la parte di Donna Elvira la aiutano molto. Per me è risultata la migliore della serata.
Chi resta (smile)?
Anna Netrebko, Donna Anna, ha stonato più del lecito ed è parsa in affanno più volte. Se nella prima aria (Or sai chi l’onore) si è mantenuta a un livello di sufficienza – e basta – nell’aria del secondo atto (Non mi dir) proprio non ha funzionato: stonata, calante, agilità abborracciate. Di Donna Anna, nel corso della serata, si sono visti solo alcuni fuggevoli sprazzi e soprattutto per l’accento. Non parliamo poi della pronuncia, davvero pessima.

Pubblico che ha applaudito timidamente qualche volta e spesso a sproposito. Tra il primo e secondo atto uno spettatore ha rimproverato Barenboim di essere troppo lento. Alla fine successo notevole per tutti, con punte d’entusiasmo per Barbara Frittoli e calorosissimi applausi per Anna Netrebko, Peter Mattei e Bryn Terfel. Non ho sentito contestazioni.

Questo è quanto.

La parola a chi vorrà intervenire, ma avverto che con ogni probabilità non riuscirò a rispondere a tutti.

Un saluto a voi!

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99 risposte a “Recensione semiseria ed espressa del Don Giovanni di Mozart alla Scala di Milano: deludono tutti, da Carsen alla Netrebko.

  1. Susanna 7 dicembre 2011 alle 10:30 pm

    Ciao Amfortas! In attesa di assistere allo spettacolo di sabato, non posso che condividere le tue impressioni. Sono molto delusa… Ciao, Susanna

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  2. IRIS 7 dicembre 2011 alle 10:39 pm

    Torno adesso dal cinema e devo ancora rielaborare un po’ le mie idee (come sempre poche ma confuse….). A me e’ piaciuto molto Peter Mattei, secondo me sei stato troppo cattivo con donna Anna (in tutti i sensi), mi ha un po’ deluso Bryn Terfel che invece avevo trovato formidabile come Scarpia. Ma ci tengo a dire che la persona che mi ha deluso di piu’ e’ stato il regista. Inutile la donna nuda (mio papa’ ha detto che quelli in prima fila che hanno pagato 2400 euro se la meritavano……). Inquietante il commendatore tra Napolitano e Monti che con il dito puntato minaccia “lacrime e sangue”.
    Un’ultima polemichina……… Forse una bella opera patriottica italiana quest’anno ci sarebbe stata bene. Comunque mi sono divertita anche se il satellite e’ saltato gli ultimi cinque minuti. Ed ora scaldo i motori per il Faust del MET. TANTI CARI AUGURI PER LA TUA SALUTE!!!!!
    IRIS

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    • amfortas 7 dicembre 2011 alle 11:03 pm

      IRIS, è sempre un piacere rileggerti 🙂
      Dici che sono stato troppo cattivo? Mah…non so…il fatto è che io tendo a scrivere in base a quelle che sono le mie aspettative e la Netrebko, di cui ho sentito la prova nell’antegenerale, mi ha deluso molto. Voglio dire, so che può cantare molto meglio di come ha fatto stasera, capisci?
      La donna nuda l’ho vista anch’io, mi è sembrata una trovata estemporanea tipo “che ci metto?”.
      Non sono d’accordo con il discorso “opera italiana”, la musica è un valore universale e più italiana di questa di Mozart, sotto ogni punto di vista, non me ne viene un’altra.
      Se sono ancora a piede libero vado a vedere anch’io il Faust, è un’opera che mi piace tantissimo.
      Ciao e grazie da me e dalla mia schiena 🙂

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  3. Giuseppe Sottotetti 7 dicembre 2011 alle 10:54 pm

    Quindici giorni fa mi sono visto l’edizione di Karajan da Salisburgo di 25 anni fa. Più romantica di così si muore. Però era coerente, aveva un senso e una sua bellezza. E la Sintow (che io definii allora “la babbiona”) al confronto con la Netrebko sembrava davvero la nuova Schwarzkopf (definizione pubblicitaria fatta per il Rosenkavalier uscito a quell’epoca e che pare fece incazzare non poco la bella e orgogliosa Elisabeth)

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  4. Giuseppe Sottotetti 7 dicembre 2011 alle 10:56 pm

    Leggo ora Iris: partitura alla mano la Netrebko farebbe finire la lavagna al povero Beckmesser

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    • amfortas 7 dicembre 2011 alle 11:08 pm

      Giuseppe, sì capisco. Pensa che io mi sono ascoltato il DG diretto da HvK con la Price, Valletti & Co. Ma erano altri tempi, tanto lontani, impossibile fare paragoni, a mio parere. La vita cambia, ci sono stimoli diversi. Ogni artista va valutato nel contesto del tempo in cui si esibisce. I valori assoluti sono pochi e spesso è difficile individuarli.
      Beckmesser oggi sarebbe un grafomane 🙂
      Ciao e grazie!

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  5. Miriam 7 dicembre 2011 alle 11:10 pm

    Io sono uscita dalla multisala dopo 15 minuti.
    Ma visto che ormai ero lì, mi sono consolata con
    il film di Woody Allen Midnight in Paris.
    Non mi sono pentita quando al mio ritorno ho visto il finale da casa.
    Ottima Donna Elvira.
    Miriam

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    • amfortas 8 dicembre 2011 alle 8:35 am

      Miriam, non dubito che Woody ti abbia consolata, ma certo che uscire dopo un quarto d’ora mi pare esagerato…tra l’altro visto che nomi il finale, secondo me la regia di Carsen ne ha devastato la potenza drammaturgica.
      Ciao e grazie!

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  6. Roberto R. Corsi 8 dicembre 2011 alle 2:25 am

    Bravo Paolo, anche io sull’alma ingrata ho pensato “Frittoli the best”, anzi salvo solo lei. In effetti è solida nel ruolo, anche qui alla Pergola se la cavò bene.
    Il resto (tutto) mi ha profondamente deluso, non riesco a farmi piacere nemmeno Mattei che pure ho trovato ben valutato da alcuni trusted reviewers. Ma a me ‘un mi sa di nulla, mi fa pensare a “nel paese dei ciechi” etc. — sarà perché il nome mi fa pensare a un ex arbitro che si diceva fosse piuttosto sensibile ai tuoi colori sociali??? smile
    Da lontano (radiotre primo atto, differita sky metà del secondo) mi pare ci sia stato molto poco lavoro di concertazione, e questa è la cosa peggiore perché travolge quasi tutto. Quanto alla regia: “nuptiae siccis ficis”, dai; per la prossima Butterfly rivalutiamo il Mascetti e la casa “uso giapponese”! 😉
    Notte, saluti anche a Betta

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    • amfortas 8 dicembre 2011 alle 8:41 am

      Roberto, ciao :-). Mattei è a mio parere un buon cantante che gode anche di una buona stampa, però non credo che Don Giovanni sia il suo personaggio più riuscito. Da quello che ne so io hanno lavorato tanto sulla regia e ci sono state pochissime prove con l’orchestra.
      I miei colori sociali quest’anno sembrano in forma, ma purtroppo io sono disamorato del pallone, ormai. Sarà l’età! E hai ragione anche sulla collocazione del Commendatore, ci si potrebbero fare un milione di battute sagaci 🙂
      Ciao e grazie, Betta ti saluta.
      P.S.
      Chissà che non si riesca a rivederci, l’anno prossimo!

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  7. Steff 8 dicembre 2011 alle 2:29 am

    Ma voi non avete sentito una Donna Elvira in difficoltà sulle note basse? Mi è sembrato che perdesse potenza e si ingolasse non poco. Donna Anna ha iniziato veramente bene, poi forse si è persa. Zerlina vocina sottile ma gradevole.

    Don Giovanni bella presenza scenica, ha cantato bene se si esclude una aria dello champagne veramente massacrata (mi sorprende che nessuno lo dica – parole saltate, enorme enfasi sul levare ed un battere praticamente non cantato). Leporello niente di che. Don Ottavio veramente legnoso, come se fosse spaventato (correzioni in corsa di note non uscite proprio giuste).

    PS Da qualche parte ho letto che le varie sigarette che si accende Don Giovanni sono dovute al fatto che una multinazionale giapponese del tabacco è uno degli sponsors principali – se fosse così sarebbe un vero scandalo, altro che la messa in scena.

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    • amfortas 8 dicembre 2011 alle 8:44 am

      Steff, la prova della Frittoli era lontanissima dall’essere perfetta, però davvero ieri sera mi è sembrata la migliore da lontano. A me è sembrata più in difficoltà in alto che in basso, però. L’aria dello champagne è stata sì massacrata, ma in primis dal bombardamento di Barenboim, a mio parere.
      Non so nulla delle sigarette giapponesi, ora vedo se trovo qualcosa in Rete.
      Ciao e grazie!

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  8. Roberto R. Corsi 8 dicembre 2011 alle 2:32 am

    PS come ho scritto nel mio status la cosa registicamente più affascinante (ma non so quanto volontaria) è stato collocare la statua gentilissima (cioè Kwangchul Youn) a cantare nel palco reale: quando cantava “di rider finirai pria dell’aurora” era tra il Presidente e il Premier, e lo specchio di scena rifletteva, sul lato, soprattutto quest’ultimo. Così il monito al dissoluto si è trasformato in messaggio alla nazione…

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  9. Paolo 8 dicembre 2011 alle 4:18 am

    “Kwangchul Youn mi è sembrato a disagio, soprattutto all’inizio nei panni del padre di Donna Anna. Meglio, ma non eccellente come m’aspettavo, nella figura del Commendatore.” E pensa: sarà pure stato pagato di più per fare DUE PARTI! …

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  10. principessasulpisello 8 dicembre 2011 alle 6:19 am

    Io, purtroppo, non vedo Rai5 ma, a quanto dici, non ho perso nulla.

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  11. ANNA 8 dicembre 2011 alle 10:09 am

    Mi è parso che il regista abbia indotto Don Giovanni ad una interpretazione eccessivamente buffonesca, sottraendogli la dimensione tragica che esiste nel personaggio. Complessivamente deludente.

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  12. Fiordiligi (Francesca) 8 dicembre 2011 alle 12:51 pm

    Lo spettacolo che ci è stato offerto ieri sera si potrebbe recensire con una sola parola: delusione. Delusione per la regia (ma io, da tradizionalista convinta, ormai ci ho fatto il callo…), delusione per le voci (qualcuna “per costituzione”, altre per serata storta o ruolo inadatto, salvo la Frittoli che, a mio parere, pur non facendo miracoli, era una spanna sopra agli altri), delusione per la direzione e soprattutto delusione per la resa generale. Povero Mozart!
    Martedì sera sono stata al cinema a vedere la Rodelinda in differita da New York. Nonostante una Fleming in fase calante, ma ancora cantante di indubbia classe che ci ha fatto vedere cos’è un grande soprano e uno Scholl che non mi è mai piaciuto e ha confermato le mie idee, ho visto uno spettacolo piacevole: l’allestimento, pur non rivoluzionario, era visivamente apprezzabile e di buon gusto, buone voci a partire dagli ottimi comprimari (in particolare mi ha colpito il controtenore Davies) e la splendida musica di Handel. Un successone con vari: “bravo!” al termine di alcune arie. Ieri sera non ho potuto fare a meno di pensare che mi ero divertita molto di più martedì…

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  13. Fiordiligi (Francesca) 8 dicembre 2011 alle 12:53 pm

    Grazie per l’inferocita, descrive perfettamente il mio umore di ieri sera 😉

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  14. Luca 8 dicembre 2011 alle 12:57 pm

    Recensione equilibrata come sempre, complimenti. Questo è l’unico blog che parla di musica lirica che leggo volentieri.
    Ho notato addirittura che in altri luoghi si spacciano per propri commenti lasciati qui o altrove, che dire?
    Io sarei stato più indulgente con Netrebko ma per ilr esto la penso come te.

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    • amfortas 8 dicembre 2011 alle 1:37 pm

      Luca, grazie. Ho visto l’orrenda figura alla quale fai riferimento…ma che ti vuoi aspettare da certa gente? Spero almeno che il signore in questione abbia la dignità di non metterci una pezza, perché sarebbe davvero imbarazzante trovare una giustificazione per una cosa tanto triste…
      Ciao!

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  15. vincent lombardo 8 dicembre 2011 alle 4:00 pm

    bravo … si facevo schiffo .. ma il flauto magico, carmen.. ecc … gestione molto discutibile… via tutti.. salviamo la scala..

    povero commendatore,, niente cena… niente inferno per il don .. già, oggi tutti con la buona condotta escono salve …

    idiocia! skiff!!!!!!! delusione… non parliamo della noia dal fossa d’orchestra….

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  16. Renata Fasson 8 dicembre 2011 alle 4:31 pm

    Anche per me delusione generale: il Don Giovanni di Carsen non è quello di Mozart e Da Ponte. E’ Berlusconi. Pesanti incongruenze fra azione scenica e libretto ( quell’ineffabile cena con i piatti miseri da noveau cuisine!). Non mi ha persuaso nemmeno la direzione orchestrale.
    Pubblico plaudente incompetente?

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    • amfortas 8 dicembre 2011 alle 4:39 pm

      Renata, pubblico incompetente? Quello della prima temo di sì, ma non estenderei il giudizio a tutto il pubblico. E poi sai, ci sono tanti modi di fruire di uno spettacolo operistico. Il “nostro” è solo uno di questi. Mi dà fastidio, invece, il successo precostituito senza se e senza ma, quello che è descritto dai TG per esempio. Ma è un discorso lungo e forse, inutile.
      Ciao e grazie!

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      • vincent lombardo 8 dicembre 2011 alle 5:22 pm

        e poi … il catologo .. sul muro??? sembra prigione san vittore, un cortile ..
        poi, don giovanni, alcuni scene dopo, davanti lo stesso muro ..???
        ma lasciamo stare gli errori ..

        non va .. un don giovanni troppo giovane .. un leporello operaio …

        e poi, costumi .. anni 40 .. con la baggaglia sulle rotelle …
        amo il surreale.. ma che confusione|||

        nuova regia … moderna regia ??
        un commendatore nel palco reale???? momento più basso …

        il teatro di avvenire (scusi, Wagner) …

        Carsen.. cavolo hai combinato …???

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      • amfortas 8 dicembre 2011 alle 7:57 pm

        Vincent, chissà, magari qualcuno ci spiegherà tutti gli arcani della regia…il trolley è un altro mistero, in effetti. Boh!
        Ciao 🙂

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      • vincent lombardo 9 dicembre 2011 alle 1:07 am

        cara Renata … Non dovrei dirvi, ma lavoravo nei anni 78 – 80 nel ufficio regia della scala, assistente alla regia .. da n.y, invitato dal M° Claudio Abbado ed il sovrintendente Paolo Grassi … Butterfly da J. Lavelli regista.. fantastico .. criticato, ma veramente… sensibile, commuovente.. Simona Boccenegra, La Boheme .. Wozzeck di un Ronconi fu … ecc… ma questo si era La Scala…

        allora, peggio per me criticare .. ma davvero.. l’arroganza di una regia .. ‘ma si .. si potrebbe anche fare così …. un speccdhio .. per dire che Don Giovanni é semplice, e normale, e con e come noi ????2 ecc.. Non ricordo le parole di Carsen …. perché non credevo in cio che sentivo …

        spero per lui e per la scala che non succede più ….

        Don Giovanni personage non é Petrushka, che ci beffa… potrei scrive per un ora.. elencando mille errori della regia .. non perché sia moderna . che non era ne vecchia.. che non era … era solo arroganza nella faccia di Mozart … e credo pure che BArenboim stesso non era convinto … così un interpretazione non memorabile nei questi tempi di crisi! … Depressione… la depressione. vincent i

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      • amfortas 9 dicembre 2011 alle 8:54 am

        Vincent, grazie delle tue confidenze 🙂 Ieri ho rivisto questo Don Giovanni e devo dire che se dovessi recensirlo di nuovo il parere sulla regia resterebbe uguale, mentre sarei ancora più “cattivo” con i cantanti. Siamo alle solite, se si parla di teatro lirico, il canto deve mantenere una sua centralità e uno suo livello decoroso. Voglio dire che nell’opera lirica la priorità non è certo la regia né tantomeno l’ego del regista.
        Ciao e grazie.

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  17. Silva 8 dicembre 2011 alle 6:18 pm

    E’ la prima volta che leggo questo blog, e mi piace molto. Sono una profana appassionata del Don Giovanni e ieri sera mi era parso che Zerlina e Don Ottavio fossero i più scarsi, e sono contenta di aver letto che avevo un po’ azzeccato.
    Io, nel mio piccolo, ho trovato le scene assurde, ma l’opera, come sempre, mi è piaciuta moltissimo (e mi sono anche vista la differita su ARTE…).
    Per la schiena, se posso: mai provato il Feldenkreis? 🙂
    Grazie

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    • amfortas 8 dicembre 2011 alle 7:58 pm

      Silva, guarda che i profani di solito sono quelli, come i bambini, che fanno notare che il Re è nudo, o perlomeno discinto 🙂
      Grazie per la stima, ciao!

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      • amfortas 8 dicembre 2011 alle 8:21 pm

        Silva, a proposito del Feldenkreis, no non l’ho provato ma ormai non serve più, mi opereranno a giorni 🙂

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      • Silva 8 dicembre 2011 alle 11:53 pm

        🙂 bella questa cosa sui profani e i bambini. Ho anche pensato al vantaggio di potermi ancora commuovere, e molto, durante lo “scontro finale” tra Don Giovanni e il Commendatore: all’università eravamo un gruppo di dongiovannomani e cantavamo i duetti in casa, era un bel modo per passare le serate. In bocca al lupo per l’operazione!

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      • amfortas 9 dicembre 2011 alle 8:50 am

        Silva, noi all’università eravamo più intenti a ubriacarci in modo inverecondo…certo…cantavamo anche noi dopo eh? Ciao e grazie!

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  18. Silvano Giuseppe Bernasconi 8 dicembre 2011 alle 7:32 pm

    …già si sente di tutto e di più…ma per chi è rimasto scandalizzato… a torto o a ragione…per sottoveste in scena, ecc… farei notare che se gli invitati fossero stati quelli del precedente governo… e c’è mancato poco…saremmo ormai invasi da uno zunami mediatico sul dubbio di un’allusione quantomeno velata o addirittura intenzionale alle vicende opinabili del Don Giovanni più spericolato del momento…ah ah ah !

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  19. Silvano Giuseppe Bernasconi 8 dicembre 2011 alle 8:13 pm

    il premier alla premiere !!! secondo me lo aspettavano al varco…
    cmq la regia era un po’ spinta (giusto in tema col Don Giovanni appunto) e se ne parlerà ancora…
    ‎..siccome più che di musica divina… non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola ingigantita dai media…e tutti gli anni il premier assiste alla premiere ed è sempre la stessa poco immacolata storia!

    …premiere o première…qual’è la più snob?

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    • amfortas 8 dicembre 2011 alle 8:25 pm

      Silvano, non saprei, io di roba snob non me ne intendo 🙂
      Peraltro è effettivamente un bene che si parli di lirica, questo è poco ma sicuro. C’è molto interesse, non hai idea di quante visite ha ricevuto in questi giorni il blog…siamo a livelli che non avevo raggiunto mai neanche quando scrivevo sul vecchio Di tanti pulpiti ospitato su Splinder.
      Ciao!

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  20. Silvano Giuseppe Bernasconi 9 dicembre 2011 alle 9:26 am

    …pur che se ne parli…il successo del blog è proporzionale al valore della “messa in scena” scaligera…e sì perché di messa in scena si tratta…come ben descritta qui sopra da Roberto R. Corsi*…con tanto di “specchietto per le allodole” e di messaggio per la nazione…la musica, ridotta a mezzo rispetto al fine che era quello che sappiamo…così non si parlerà d’altro per un po’ negli ambienti in e ciò è pure un tantino snob …ma il blog ha il vantaggio di permettere la libertà di espressione…grazie!

    *Così il monito al dissoluto si è trasformato in messaggio alla nazione…

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  21. amfortas 9 dicembre 2011 alle 10:50 am

    Silvano, concordo pienamente, che dire. E poi Roberto parla poco ma ogni frase è una sentenza 🙂 Ciao!

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  22. Marisa 9 dicembre 2011 alle 3:55 pm

    Dopo aver fatto decantare un po’ le impressioni, cerco di ragionare con te sui motivi della delusione.
    Innanzitutto è ovvio che ci sarà sempre un salto tra la nostra rappresentazione ideale, e quella realizzata da altri. Ma non è questo il punto. Ci sono state realmente rappresentazioni che hanno centrato di più le aspettative di rispetto o che hanno stupito per innovazioni che non hanno disturbato, ma ingentilito lo spettacolo (vedi Peter Brook)
    In che cosa questo Don Giovanni ha disturbato? Per la parte musicale, la tua esperienza ha già evidenziato i punti deboli.
    Passiamo alla regia.
    Intanto penso che Carsen abbia calcato troppo la mano nell’esplicitare quello che sia Da Ponte che Mozart hanno lasciato nell’immaginario e quindi nel regno del possibile, dell’ambiguo, ma anche del mistero e non per motivi moralistici, ma per saggezza e finezza psicologica, perchè “Il fiore non colto” è sempre più bello e più poetico dell’atto sessuale esplicitato sotto i riflettori. Che Donna Anna in qualche modo fosse complice lo si intuisce e questo spiega molte sue ambiguità, lacrime e reticenze nei confronti del povero Don Ottavio. Meglio darlo per scontato…Così è meglio lasciare la cameriera dietro la sua finestra, lasciandoci liberi di immaginare Don Giovanni scavalcare o no quella stessa finestra, o lei scendere in strada…
    Poi l’eccessiva attenzione al guardaroba di Don Giovanni e ai frequenti spogliarelli di Donna Elvira, se da un lato hanno esplicitato la natura vanesia di lui e il desiderio continuo di lei di offrirsi, hanno però distolto l’attenzione su aspetti più profondi e tragici, che fanno il vero spessore dei personaggi.
    La nota che salverei, ma che nel contesto di tutto lo spettacolo rischia di essere vanificata perchè quasi impossibile capirne il valore simbolico dopo tanta concretizzazione, è proprio la scena finale in cui tutti sprofondano nel proprio inferno personale ( che lo stesso D.G: ha direttamente contribuito ad attivare), mentre Don Giovanni,(lasciando la precedente incarnazione nel giusto inferno da cui non si è sottratto) il mito eternamente giovane della seduzione , riappare.

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    • amfortas 9 dicembre 2011 alle 4:34 pm

      Marisa, mi dai l’occasione per puntualizzare che l’idea di Donna Anna “che ci sta” non è di Carsen ma, pensa un po’, nientemeno che di E.T.A. Hoffmann: ne parla in una sua novella di…200 anni fa! La teoria è stata poi ripresa da molti altri musicologi, in particolare Massimo MIla tra i moderni, che nel suo saggio sul Don Giovanni (magnifico) scrive a proposito pagine bellissime.
      Poi sottolinei una circostanza determinante e cioè che l’allestimento, in alcuni momenti, distoglie l’attenzione dalla musica: è peccato mortale, roba da mandare a Carsen e qualsiasi altro regista che si macchi di tale peccato una carovana di Commendatori 🙂
      La scena finale, che salvo anch’io, è comunque se non copiata almeno fortemente influenzata, ad esempio, dal recentissimo (2010) allestimento di Damiano Michieletto, visto alla Fenice di Venezia.
      Il fatto è che Carsen, a mio parere beninteso, continua a citare un suo vecchio cavallo di battaglia, che è quello del teatro nel teatro da un lato e della contiguità tra realtà e finzione (se preferisci tra personaggi e spettatori), più volte sperimentato, per esempio nell’allestimento di Tosca, ma non solo.
      Quindi io credo che a dare “fastidio” e/o deludere non sia tanto l’allestimento in se stesso, ma la mancanza di originalità d’ispirazione.
      Ciao e grazie!

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  23. vincent lombardo 9 dicembre 2011 alle 4:45 pm

    hey … invito a tutti … quando e dovìé?? Milano .. leggerò per voi il mio ‘tra le righe’ .. un Don Giovanni (dramma-libretto) che é fedellissimo a Mozart, ma un gioco .. teatro nel teatro .. ma veramente surreale … con personaggi veri .. e si … che parola… ‘moderna’ … pià pasticche alla Ariadne auf Naxos .. organizziamo … sarà una bella serata nel ‘teatro’ derntro il teatro ..

    titolo: le ultimi parole di don jo-wa-mi … vincent

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  24. laura codirosso 9 dicembre 2011 alle 7:57 pm

    Ciao, per ora ho solo visto in tv e nemmeno tutto (e guarda caso concordo con te), il 16 andrò sul luogo del delitto e magari riferirò.
    Però ti scrivo prima perché ho letto che stai per essere operato e quindi mando un pensiero alla tua schiena. Magari fai la stessa operazione di Kwiecen, che a quanto pare si è fatto sostituire da Mattei al Met per farsi operare a un’ernia al disco. Be’, nel giro di un paio di settimane era di nuovo in scena a dongiovannare… Un carissimo saluto,
    Laura codirosso

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    • amfortas 10 dicembre 2011 alle 1:02 pm

      Laura, so che siamo spesso in sintonia (sarà un bene? :-)). Mi farebbe piacere leggere le tue opinioni dopo il 16.
      Questa mattina ti ho pensata, perché mi pare che tu sia un’ammiratrice di Ildebrando, al quale l’ineffabile Filippo Facci ha mandato questo messaggio subliminale di difficile interpretazione:

      In questo senso il cast era annunciato come «di grande livello» e tutto sommato non ci si può lamentare, ma Don Giovanni, cioè Peter Mattei, non ci è piaciuto per niente. Troppo scanzonato, cinico, distratto, ignavo, mai eclettico e realmente sfuggente. Mai eroico, soprattutto, mai pregnante, un personaggio né da odiare né da amare più di tanto. Sempre vestito come George Clooney. Forse sarebbe stato meglio quel fico del suo sostituto, Ildebrando D’Arcangelo.

      Ti ringrazio per l’augurio, io spero di dongiovannare già in corsia, con qualche infermiera. 🙂
      Ciao e grazie!

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      • laura codirosso 11 dicembre 2011 alle 11:48 am

        Tu hai buona memoria e Facci buon gusto 😉
        Ieri ho guardato su Youtube più o meno quello che non avevo visto domenica, concentrandomi sulla regia. E’ la prima volta che ho la sensazione che un regista abbia capito male la musica e il libretto, perché certe cose non può averle fatte apposta. A meno che non volesse raccontare (anche lui! Basta!), come acutamente ha suggerito una signora intervenuta qui prima, la storia di Berlusconi, minorenne compresa, in questa Italia da luogo comune piena di fashion ma mortalmente triste e capace solo di specchiarsi in se stessa, tutta sciacquette, signore che cornificano i mariti nascondendosi dietro il perbenismo e fidanzati dall’aria mafiosetta, salvo per uno che arriva e dice “Di rider finirai pria dell’aurora”. In questo caso però gli è andata male, zac! colpo di scena, la storia fuori cambia e arriva Monti… Inoltre, non riesco a non arrabbiarmi per come ha trattato tutte le donne, rendendole caricaturali e volgari. Il Don è un indossatore, altro che forza vitale che muove la vicenda, bastardissimo, altro che personaggio positivo, come Carsen ha proclamato! L’impressione è che volendo “farlo strano”, nemmeno il regista fosse convinto di quanto stava facendo, e che se voleva fare qualcosa non ci sia riuscito. O forse sono gli autori di musica e parole che non gliel’hanno hanno permesso? Ok, fine dello sfogo e grazie come sempre per l’ospitalità. Conto sul fico di cui sopra – e anche sui suoi colleghi, che avevano spesso l’aria incredula – per cambiare d’umore. Un bacio e lascia in pace le infermiere!
        Laura

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      • amfortas 11 dicembre 2011 alle 12:42 pm

        Laura, io sono del parere che se una regia ha bisogno delle spiegazioni del giorno dopo da parte dell’artefice, con ogni probabilità non ha colto il bersaglio. Lo so che su quest’affermazione si potrebbe aprire un dibattito infinito (chi non la capisce, perché, abbiamo gli strumenti per capirla ecc ecc) perché è pure vero che per capire bisogna avere i mezzi necessari per farlo. Il fatto è che io regie di Carsen ne ho viste tante, più dal vivo che in DVD, e questa mi pare semplicemente non riuscita e basta. E lo sostengo da estimatore di Carsen che, come ho detto anche qui, resta a mio parere un grande regista.
        Sul discorso donne ha ben detto Daland nel suo post e io non solo condivido, ma aggiungo anche che proprio quell’esibizione del corpo femminile mi è parsa del tutto fuori luogo e volgarotta: soprattutto inutile, proprio un’esibizione fine a se stessa.
        Non voglio credere all’ipotesi Berlusconi, anche perché davvero mi si intrecciano le dita sulla tastiera, fantozzianamente, solo a scriverne il nome.
        Ancora, scrivo anche qui che questo Don Giovanni si può definire mazziniano, perché ha riunito la quasi totalità della critica in Rete sotto la bandiera della bocciatura. E non solo per la regia, ma anche e soprattutto per la prestazione valutata come scarsa della compagnia di canto quasi in toto. C’è chi salva Mattei, chi la Frittoli, ma in generale tutti d’accordo che si sia trattata di una prestazione complessivamente modestissima. Non mi sento di gettare la croce addosso a Lissner per la scelta del cast, che ribadisco all’antegenerale ha fatto meglio, perché sulla carta era uno (non il solo, certo) cast plausibile.
        E grazie per l’intervento, cercherò di fare il bravo 🙂 e spero di leggere le tue riflessioni dopo la visione in teatro.

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  25. Silva 11 dicembre 2011 alle 1:39 am

    @amfortas: come puoi pensare che i nostri duetti non fossero ad alto tasso etlico? 🙂

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  26. Silva 11 dicembre 2011 alle 1:39 am

    etilico, per l’appunto…

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  27. Enrico 11 dicembre 2011 alle 7:33 am

    Ciao Amfortas,

    certo che una Zerlina (parte con difficoltà da fine primo/inizio secondo anno di conservatorio) insufficiente, ed un tenore che fatica a cantare Don Ottavio (che ha una scrittura centrale – mi auguro non sia stato affrontato “alla castrata” come troppo spesso accade) ad una prima alla Scala è a mio parere indice di poca serietà e scarsa attenzione al pubblico.
    Idem per una regia che (trovatona!) dissemina i cantanti tra il pubblico. Cito a questo proposito un estratto dall’immortale Fantozzi : “Improvvisamente alle loro spalle balzo’ su con un urlo selvaggio un attore gigantesco con giaccotto senza maniche di pelle di pecora, capelli radi ma lunghissimi e basette paurose. Mentre Fantozzi andava a pavimento l’attore corse urlando verso un’uscita laterale; brandiva un cartello contro l’intervento americano in Vietnam. Cosi’ fini’ il primo tempo”.

    Enrico

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    • amfortas 11 dicembre 2011 alle 9:04 am

      Enrico, concordo perciò che riguarda Zerlina, ce ne sarebbero a decine di migliori. Sulla carta la scelta di Filianoti non era sbagliata, la voce sarebbe quella giusta, solo che ormai il tenore la governa con difficoltà. Purtroppo Filianoti è in sofferenza da quando ha avuto un rilevante problema di salute, che evidentemente non ha mai superato del tutto.
      A questo proposito, avendo sentito la registrazione dell’antegenerale, ti posso dire che la Netrebko ha cantato decisamente meglio, mentre tutti gli altri erano allo stesso livello della prima.
      Illuminante la citazione fantozziana 🙂
      Per Siepi ti contatto sicuramente! Ciao e grazie.

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  28. Enrico 11 dicembre 2011 alle 7:51 am

    Dimenticavo: ti potrebbe interessare il DVD del Don Giovanni con Cesare Siepi (hai letto bene, è il video dell’opera)? L’anno è il 1955 e credo dovrei riuscire a trovarne una copia. La mia mail credo tu la conosca, se sei interessato puoi contattarmi privatamente.

    Enrico

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  29. Susanna 11 dicembre 2011 alle 7:28 pm

    Caro Amfortas,
    ho assistito allo spettacolo di ieri e la delusione si è trasformata in indignazione. Non credevo possibile ascoltare alla Scala una Zerlina del genere… Se non fossi irrimediabilmente stonata, mi sarei offesa per non essere stata scritturata io! A persone del genere bisognerebbe impedire di entrare in un teatro senza biglietto…
    In generale dunque non posso che confermare quanto già scritto in questo blog, con alcune varianti, ma non decisive.
    Sul versante “stecca forever”, Filianoti è andato decisamente meglio della prima vista in tv (sarebbe mai stato possibile il contrario?), ma sulla seconda aria e su molte parti di insieme alcuni svarioni hanno compromesso anche la prova di ieri.
    Il protagonista Mattei è un uomo bello da guardare, anche se ogni tanto mi sembrava Max Giusti e la cosa mi infastidiva non poco. Anche la voce è bella, ma flebile, a volte ai limiti dell’afonia… Limiti ampiamente raggiunti da Leporello, che però associava anche uno sforzo continuo nell’emissione e una sguaiataggine irredimibile.
    Il commendatore è stato insignificante e forse fuori ruolo, meno peggio del Masetto accorso sulla scena lì praticamente per caso.
    Passiamo alle signore: la Netrebko ha una bella voce, ma ha mostrato limiti nelle agilità e in generale la trovo insoddisfacente nell’interpretazione, come sempre sforzata e imposta, per niente elegante e naturale. In tv si è sentita molto la sua respirazione, in teatro si è sentita di meno, ma ciononostante anche questo è un elemento di disturbo. La Frittoli è stata fin da subito in gravi difficoltà e questo ha reso la sua prova non all’altezza della sua bravura. Una Donna Elvira, anche per colpa della regia, in generale senza nerbo.
    Per il resto anche sulla regia è stato detto tutto: può andar bene la copia, quando si tratta di capolavori può essere inevitabile, ma non una copia schizofrenica e fine a se stessa come questa!
    Su Barenboim voglio dire solo una cosa: la delusione-indignazione nasce da alcuni tempi incomprensibili sulle parti solistiche e sulla gestione delle parti di insieme in generale, un esempio per tutti la splendida “Non ti fidar”, che è diventata un’accozzaglia di voci senza senso (nonostante la scena del funerale in chiesa fosse bella e originale, e infatti non c’entrava niente con il resto e aveva una sua “realtà” fuori dal gioco scontatissimo del “teatro nel teatro”…). Questo vuol dire che forse, se ci fosse stato più impegno da parte di tutti e più intelligenza e umiltà nel creare prima di tutto uno spettacolo corale, le cose sarebbero andate meglio. E non so se sei d’accordo, questo mi sembra l’aspetto più triste di tutti!!
    Un ultimo pensiero: molti di noi qualche settimana hanno visto lo spettacolo del Met: pur non essendo stato indimenticabile, è stato uno spettacolo buono, e soprattutto plausibile. Questo della Scala semplicemente non era né indimenticabile, né buono, e neanche plausibile. Un’assurdità che hanno voluto giustificare a tutti i costi creando l’evento mediatico. E penseranno anche che i tanti immeritati applausi siano una conferma delle loro scelte… Ciao, Susanna.

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    • Susanna 11 dicembre 2011 alle 7:33 pm

      Scusate, volevo dire l’imitatore Max Tortora e non Giusti (non li conosco molto entrambi in realtà…); li ho associati a Mattei per dire che a volte quest’ultimo faceva una figura un po’ misera…facendo ridere, per colpa della regia, anche senza volerlo….

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    • amfortas 12 dicembre 2011 alle 10:10 am

      Susanna, non ho molto spazio per aggiungere altre considerazioni sensate a quello che hai scritto tu. In generale credo che sia evidente una circostanza: al di là della regia – nella migliore delle ipotesi incomprensibile – è il cast che non convince. Nel complesso, e nonostante una regia davvero didascalica, il Don Giovanni del Met era migliore senza essere certo una pietra miliare nella storia dell’esecuzione.
      Non credo che sia mancato l’impegno, più probabilmente è mancato un numero di prove sufficiente, per motivi vari: impegni di tutti gli artisti e costi. In questi giorni Classic Voice propone in edicola la prima registrazione del Don Giovanni di Barenboim, che mi pare risalga al 1972 o 1973. Nonostante il cast non sia straordinario la consiglio per ascoltare una direzione molto ispirata, soprattutto considerato che eravamo nei primi anni 70 del secolo scorso.
      Il pubblico ha applaudito e bisogna tenerne conto, soprattutto perché alla seconda recita è un pubblico diverso dalla prima.
      Però, anche se può sembrare strano, io continuo a non dare responsabilità a Lissner per scelte sbagliate, almeno in questo caso. Sono più critico, invece, nei confronti di Barenboim, che avrebbe dovuto essere più esigente con i cantanti.
      Ciao e grazie.

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  30. Marisa 12 dicembre 2011 alle 9:28 am

    Vedo che “l’inverno del nostro scontento” monta sempre più e vorrei spendere due righe per capirlo meglio. Ricordo che già Gaber aveva detto “Non temo Berlusconi in sé, ma il Berlusconi in me”, riaffermando in modo lapidario la pericolosità dello “spirito del tempo”, coiè di tutto quell’insieme di fenomeni collettivi che si impongono e contagiano lo stile di un’epoca. Indubbiamente nel nostro ambiente socio-culturale è dilagato (non sto qui a fare un’analisi sociologica, ma credo che ci possiamo capire) il modello del primato economico che permette di comprare e corrompere tutto ( potere e amore) e il principio secondo cui è importante non il “chi sei”, ma “come appari”, dando agli stilisti la palma d’oro come arbitri indiscussi della civiltà…
    Il buon Carsen è stato contagiato, secondo me, da questo spirito del tempo e ”l’essere” del Don Giovanni , l’energia pura ed assoluta della sensualità che tutto travolge incurante della morale e dei perbenismi, è stato oscurato e mortificato “dall’apparire,” finendo per diventare un modaiolo che aggiunge alla collezione dei suoi vestiti anche le donne che fanno per altro a gara nell’offrirsi (come realmete accade ai nostri divi…)
    Sono contenta che tutto questo abbia profondamente disturbato chi si avvicina al D.G. aspettando di bearsi della musica che ha immortalato l’essenza più autentica dell’imprendibile ed eterno mito dell’energia dell’eros.
    Che finalmente sia iniziata la rivolta e un vero cambiamento?

    Naturalmente mi unisco al coro di chi ti augura di tornare presto raddrizzato e non dolorante.

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    • amfortas 12 dicembre 2011 alle 10:20 am

      Marisa, può essere che tu abbia ragione, non so. Guarda però che si verifica un caso strano. In Rete quasi tutti hanno ampiamente espresso riserve su questo allestimento, mentre in teatro ci sono stati tanti applausi e sui giornali più importanti le critiche sono state marginali. Ovvio che si debba rispettare il parere di tutti, se espresso con educazione e cognizione di causa, però io non parlerei di cambiamento e tantomeno di rivolta. Conosco di persona molti critici che si sono espressi favorevolmente, mi sto chiedendo come mai ci sia una così grande distonia di opinioni.
      Ciao e grazie!

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  31. IRIS 12 dicembre 2011 alle 10:38 am

    Amfortas, ti prego, facci sapere qualcosa del “decorso ospedaliero”. Anche se non ci conosciamo di persona, non so perche’, ma mi sei tanto simpatico…..Quindi ho deciso che ora ti faccio sorridere. Sabato scorso ho “trascinato” il mio disponibilissimo marito a Bolzano a vedere il Faust in diretta dal MET. Egli, tapino, non conosce ne’ inglese ne’ tedesco (indovina come erano i sottotitoli a Bolzano…..). Io ne sono uscita entusiasta. I tre protagonisti sono stati tutti all’altezza e la regia a me e’ piaciuta un sacco. Non si e’ trattato di un mero esercizio di stile come nel Don Giovanni di Milano, ma ho visto tante idee coinvolgenti e veramente ispirate. Si parte dal concetto che Faust altri non sia che lo scienziato inventore della bomba atomica, deluso dalla scienza, che non ha avuto il tempo di avvicinarsi all’amore, lontano da Dio, chiede a Satana di dargli una seconda possibilita’. Il tutto si svolge a ritroso nel tempo, dal lancio della bomba atomica, fino all’inizio della prima guerra mondiale. Kaufmann, con la sua voce scura, e’ credibilissimo anche da vecchio. Avrei tante cose da scrivere, un piccolo difetto che ho sentito, tanti momenti meravigliosi che mi ha regalato, quanto e’ stato bravo Pape, ma aprofitto di questo spazio solo per FARE OUTING. Io sono ormai completamente devota al Signor Kaufmann. Potrei lucidargli le scarpe tutta la vita, o sbucciargli i semi di zucca, o fare altri lavoretti noiosi, naturalmente GRATIS.
    Tanti auguri
    IRIS

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    • amfortas 12 dicembre 2011 alle 11:07 am

      IRIS, ti ringrazio per la simpatia che è ampiamente ricambiata :-). Se ce la faccio vado a vedere anch’io questo Faust perché è un’opera che mi piace molto. A Trieste vidi un allestimento indimenticabile di McVicar, quello sì geniale sul serio.
      Sul bel Jonas non era necessario il tuo outing, so benissimo che sei una groupie del tenore tedesco 🙂
      Per il resto aggiornerò quando potrò, spero presto perché l’attesa e l’incertezza mi stanno un po’…come dire…hai capito vero? 🙂
      Ciao!

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  32. Susanna 12 dicembre 2011 alle 10:40 am

    Grazie per la segnalazione del Barenboim anni ’70. Secondo te Lissner non ha colpe, ma non credi che il problema non sia solo questo spettacolo, ma anche quello, fin troppo simile, del 2006 diretto da Dudamel? Anche in quel caso praticamente una delusione? Perché riproporre dopo “solo” 5 anni uno spettacolo simile nei contenuti, se non per spendere la celebrità del Don Giovanni e guadagnarci il più possibile (considerato che alla fine si fa sempre il pieno anche solo con i turisti) sia a livello mediatico che pecuniario? Dico “simile nei contenuti” perché Dudamel non convinse, i cantanti (Schrott e compagnia) erano più o meno allo stesso livello, forse meno stonati ma di certo non indimenticabili, e la regia fece scalpore per la vespa di Donna Elvira, nudi vari e sesso mimato? Alla fine non è la stessa strategia? E con questo concordo con Marisa: la strategia manageriale ha in questo caso volutamente sovrastato le esigenze di una qualità impeccabile e disinteressata.

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  33. amfortas 12 dicembre 2011 alle 11:17 am

    Susanna, pensa che io sono uno dei pochi che ha apprezzato lo spettacolo di Mussbach 🙂 che vidi proprio in teatro. Ti contesto fieramente (si fa per dire) che Mattei e Schrott – nel contesto delle diverse regie – siano sovrapponibili: per me era molto meglio Schrott, anche vocalmente: il suo sì che era un DG credibile. E poi era molto meglio anche il Leporello di Esposito. Vabbè ma è roba ormai passata.
    Quello che volevo dire io è semplicemente che Lissner, in questo caso, ha chiamato una compagnia artistica che sulla carta era di ottimo livello. Purtroppo poi abbiamo visto che i risultati sono stati deludenti, ma non credo sia colpa di Lissner.
    Ciao e grazie.

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    • Susanna 12 dicembre 2011 alle 11:31 am

      sì, è vero, anch’io lo vidi dal vivo, e quello spettacolo era nonostante tutto comunque meglio dell’attuale… mi riferivo più che altro a una visione di insieme: secondo me, infatti, la logica, avrebbe voluto che la riproposizione di uno spettacolo, tra l’altro così celebre, fosse già a livello concettuale qualcosa di meglio o anche solo di diverso dal precedente! in bocca al lupo anche da parte mia e ciao!

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      • amfortas 13 dicembre 2011 alle 4:01 pm

        Susanna, meglio dell’attuale o peggio…boh…non saprei, diciamo che a nostro gusto era più interessante. Come giustamente dici tu i due allestimenti per certo erano parenti stretti, figli più o meno riusciti di quella mamma (o papà) di facili costumi che è il teatro di regia. Ciao!

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  34. Adriana 13 dicembre 2011 alle 11:30 am

    Dopo tanto tempo, in cui ammetto di averti un po’ trascurato, oggi riapprodo qui: il Don Giovanni in TV l’ho visto solo in parte, e mi interessava molto leggere la tua e le altrui.. Io non saprei da dove cominciare!
    Mi sono beata di tutti i commenti relativi a quest’ultima recensione: gli attributi all’una e agli altri, da parte mia, si sprecherebbero.. dirò solo “menomale che Amfortas c’è”, sperando che l’aver ricalcato questo mantra su quello ahimè troppo ben conosciuto non te lo renda ostico!
    Chapeau a te e ai tui commentatori.. di più non dico. Grazie!
    Temo di essere in ritardo, augurandoti “In bocca al lupo anch’io..”
    Ripasserò per gli aggiornamenti!

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    • amfortas 13 dicembre 2011 alle 4:04 pm

      Adriana, bentornata 🙂 e grazie anche a te per gli incoraggiamenti. Mi fa piacere che tu e tanti (ma tanti!) altri siate passati per il blog. Ovvio che il merito della buona riuscita e del successo del post sono esclusivamente dei commentatori. Io…non sono che un critico 🙂
      Ciao e grazie.

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  35. biondasirocchia 13 dicembre 2011 alle 5:26 pm

    In pratica, mancava Mozart.

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  36. paoletto1 14 dicembre 2011 alle 2:01 am

    Visto stasera. Sono sostanzialmente d’accordo con il tuo giudizio, Amfortas. Peccato per la Netrebko, che nonostante la bellissima e sonora voce, nella seconda aria è stata più volte in difficoltà, mentre nel primo atto ha fatto molto bene. Secondo me, non è la sua parte. Trovo Mattei un buon DG, anche se non ha molto velluto nella voce. Terfel inaccettabile a partire dalla pronuncia sguaiata, con le vocali aperte o chiuse a casaccio e un canto per me troppo vicino al parlato (ma può uno come lui impiccarsi sulla nota tenuta di “maestosa” nel catalogo?). La Prohaska e Masetto assolutamente insignificanti: ma bisogna far venire dall’estero due cantanti del genere (tra l’altro lei in Germania è una specie di astro nascente)? La Frittoli tutto sommato la più convincente come prestazione complessiva, nonostante la voce sia qua e là asprigna in alto e poco sonora in basso. Filianoti purtroppo una sofferenza. A me la regia non è dispiaciuta, ma so di essere in minoranza (peraltro a me era piaciuto anche Mussbach). Io l`ho trovata ironica, e forse non tanto adatta all’occasione così “paludata”, dove tutti si aspettano lo spettacolo del secolo, ma certe reazioni mi paiono esagerate, anche perché francamente si vede in giro ben di peggio. Io però mi sono divertito. Su Barenboim sono pienamente d’accordo con il tuo giudizio.
    Ciao
    Paolo

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    • amfortas 14 dicembre 2011 alle 4:39 pm

      Paolo, grazie della testimonianza. Credo che il motivo della presenza degli interpreti di Masetto e Zerlina sia da ricercarsi nei rapporti tra Barenboim e i cantanti o le agenzie che li rappresentano, ma posso sbagliarmi. Il Terfel di oggi con Mozart non c’entra nulla, mentre sarei più indulgente con la Netrebko, che però continua a manifestare rendimento altalenante. Sono d’accordo con il parere sulla regia, nel senso che c’è sicuramente di peggio in giro e, ti dirò, ne ho vista una terribile ieri: quella del Faust dal Met. Non ho voglia di scriverne, ma era degna della famosa battuta fantozziana. Suggerisco anche a te, come curiosità, di procurarti il primo DG diretto da Barenboim, sentirai che differenza!
      Ciao e grazie.

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  37. amfortas 14 dicembre 2011 alle 8:11 pm

    IRIS, mi spiace…mi riferivo più alla regia, se può consolarti 🙂

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  38. Adriana 15 dicembre 2011 alle 10:34 am

    .. ma di “te medesimo”, che ci dici?
    Sono certa che questo non è OT per nessuno: facci sapere, dài.. ^___________*

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  39. amfortas 15 dicembre 2011 alle 2:01 pm

    Adriana, ti lascio questa immagine raccapricciante. Sono vestito da Butterfly e aspetto il mio chirurgo Pinkerton. E, ti dirò che vestito da giapponesina faccio pure la mia porca figura. Chi non vorrebbe, peraltro, vedere un uomo anziano, scarsicrinito e sovrappeso vestito così? Sono bei momenti.
    Ciao 🙂

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  40. Adriana 15 dicembre 2011 alle 5:49 pm

    Ma sei TROPPO forte!!!
    Passami le maiuscole.. sei proprio un bello spirito, e, quanto al resto – che in realtà è poi la sostanza – non sei “che un critico”? E mi dici niente?
    Che critico.. questo conta: perchè pensi che passiamo in tanti, ma tanti ( parole tue! ) a leggerti???
    Cerco di immaginarti, e in effetti l’immagine che dai di te è pressochè comica, al contrario della povera Butterfly..
    Ma pensa a quando ti chiederai, con sollievo, e non con nostalgia: “Dove sono i bei momenti..”, sentendoti felice che che siano passati.. Eh?!
    Spero che, quando mi leggerai tu, siano passati davvero, e con successo: permettimi un virtuale abbraccio, molto MOLTO delicato.. 😉 A presto!

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  41. Adriana 15 dicembre 2011 alle 6:23 pm

    Dimenticavo: vorrei proporti un “compitino” per dopo..
    Sarebbe interessante se, una volta smesso il kimono e reindossati i panni austeri – 😉 ! – del critico, dicessi la tua sulla Bohème che sta per debuttare al Carlo (In)felice, con le scene di Musante. Per ora sono perplessa, come, penso, molti altri.
    Certo aspetto che sia andata in scena, ma..
    Mi piacerebbe proprio vedere che ne dici tu, magari raccogliendo le voci più disparate, fra i melomani che conosci e non.. Grazie, anzi.. arigato! 😉

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  42. Giuliano 15 dicembre 2011 alle 9:01 pm

    ho letto tutto ma proprio tutto (beh quasi…) leggo la data di oggi, 2:01 PM… en attendant? (occhio che sei sotto anestesia anche solo parziale, cosa vuoi dongiovannare con le infermiere??)
    🙂
    (magari il giorno dopo…)

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  43. Alucard4686 15 dicembre 2011 alle 9:44 pm

    Mah… io e te non eravamo d’accordo di sfilare vestiti da giapponesine al prossimo Carnevale di Muggia? Cruuudele ! AHAH
    P.S. In bocca al lupo per l’operazione !

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  44. gabrilu 16 dicembre 2011 alle 12:11 am

    Ma come sono contenta, ma come sono contenta di non frequentar più — e da tempo! — alcun teatro d’opera 🙂
    Ogni tanto, anche le recessioni possono rivelarsi salvifiche.
    🙂
    Ciaus!

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  45. amfortas 16 dicembre 2011 alle 10:55 am

    gabrilu, beh dai almeno per TV…è già una buona notizia che da qualche tempo si possa vedere con una discreta frequenza l’opera. Poi, certo, ti capisco 🙂 Ciao!

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  46. laura 16 gennaio 2012 alle 7:20 pm

    Caro Amfortas,
    Scusami se scrivo le mie note al Don Giovanni solo ora, ma su quattro rappresentazioni viste (quattro per ragioni di tossicodipendenza da cantante preferito, per di più goduto in due ruoli diversi) solo una, la penultima, il 12 gennaio, può essere considerata una visione, perché le precedenti erano da posizione talmente defilata da far apparire un lusso persino la regia televisiva.
    Poi tu eri in ospedale… e a proposito, adesso come va?
    Comunque: quello che più mi ha impressionato della regia di Carsen è la totale assenza di emozioni che trasmette. Probabilmente perché il primo a non emozionarsi è il protagonista (e allora potremmo dire che il regista ha raggiunto l’obiettivo). L’infinita gamma di sfumature regalataci da compositore e librettista si riduce a un display di etichette, dove tutto è ribadito e sottolineato, opera, meta-opera, teatronelteatro, quinte delle finte quinte, il rosso fa sempre il suo effettaccio in mancanza di meglio, e se c’è bisogno di manifestare un sentimento si sale su una sedia o si ricorre al programma di scena. 
    Le cose che mi hanno più infastidito sono la ridicolizzazione dello scambio di battute tra Anna e Giovanni nella prima scena, travestito da gioco erotico, la riduzione di Elvira alla caricatura di una matta di mezz’età in sottoveste (forse perché adoro Elvira, non porto sottovesti e sono una matta di mezz’età) e la stereotipizzazione delle due coppie ufficiali. Passando sotto silenzio il “commendatore ex cassa”, l’unico sopravvissuto mi è sembrato Leporello: qui il regista proprio non ce l’ha fatta, Mozart e Da Ponte erano troppo forti.
    Ho trovato alcuni particolari esilaranti – Zerlina e Masetto che sparecchiano mentre Ottavio si sfoga – e altri irritanti davvero, come lo spreco di cibo superchic durante la cena.
    Non mi è piaciuta la direzione di Barenboim e quella di Steffens non mi ha fatto impazzire, anche se nel secondo caso mi è sembrato di apprezzare colori che nel primo mi arrivavano impastati. Per quanto riguarda le voci, alla fine ho sentito tutti, primo e secondo cast, e in diverse combinazioni. L’unica tra le donne a darmi soddisfazioni è stata la Frittoli. D’Arcangelo e Mattei sono bravissimi e grazie a loro ho avuto la strana ma piacevole sensazione di sentire due Mozart diversi, ma ugualmente belli, amati e onorati. 
    Ho finito. Grazie per l’ospitalità e un’affettuosa pacca sulla schiena: adesso si può, vero?
    Ciao!
    Laura

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    • amfortas 16 gennaio 2012 alle 7:51 pm

      Laura, ciao! Ti ringrazio molto per aver riportato qui le tue particolareggiate impressioni, graditissime.
      Io mi chiedevo se questo allestimento di Carsen potrà essere ripreso da qualche parte, chissà? Mi farebbe davvero piacere vederlo dal vivo. La direzione di Barenboim come m’aspettavo ha ricalcato quella della famosa incisione Teldec, non poteva essere diversamente. A mio parere era più interessante la sua lettura dei primi anni 70 del secolo scorso, come già ho segnalato.
      Mi fa pure piacere che ti sia fatta una bella abbuffata del tuo idolo Ilde (che peraltro piace assai anche a me).
      Argomento schiena in divenire, diciamo così: ho cominciato oggi la riabilitazione, vediamo come risponde la vecchia carcassa! La tua pacca però è graditissima, figuriamoci 🙂
      Ciao e grazie.

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  47. laura 17 gennaio 2012 alle 8:45 am

    A Berlino, dove era stata annunciata, non la andrà di certo: ci hanno rinunciato. In effetti sorge un interrogativo interessante: è una regia che porterebbe la Scala in giro per i teatri, o un format capace di adattarsi a ogni teatro, riproducendone l’interno fin nei minimi particolari – ma obbligando a ricostruire ognuno di loro come è stato fatto a Milano? Mi hanno detto che il fondo della scena, che a noi spettatori sembrava il vero nudo fondo del palcoscenico, estintori compresi, era in realtà non lui, bensì la sua minuziosa riproduzione.
    Ilde… La sua voce e il suo canto raddoppiano in me il piacere prodotto da Mozart (provo una libidine particolare a seguire il suo basso nelle scene di gruppo) e guardarlo non guasta certo 😉
    Buona riabilitazione!

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  48. amfortas 17 gennaio 2012 alle 1:48 pm

    Laura, grazie per le ulteriori notizie, ti tengo un posto come collaboratrice del blog, a questo punto! Ciao 🙂

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