Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione semiseria ed espressa di Giovanna d’Arco al Teatro alla Scala di Milano: allestimento ridicolo e i registi erano due.

Anche quest’anno, quando le trovo e ho tempo, metterò qui le recensioni che trovo online:
OperaClick
Alberto Mattioli

Roberto Mastrosimone

Daland
Operadisc
Andrea Merli
Enrico Stinchelli

Il corriere musicale

Il corriere della Grisi

Repetita iuvant, per cominciare:

Come ogni anno e come nelle confezioni di medicinali (Amfortas ci sta, come nome di un presidio medico chirurgico: un lassativo?), prima di fare un uso improprio di questo post bisogna leggere le avvertenze, la prima delle quali è che so già che farò un uso sconsiderato di parentesi e incisi (forse anche qualche divagazione, che ne so) che renderanno la lettura più faticosa del solito. Come se non bastasse, alcune scene mi hanno ricordato in modo irresistibile questo film di James Bond (strasmile).Goldfinger_Golden-girl
Questa recensione è frutto della visione televisiva della prima scaligera, perciò attenzione: solo dal vivo uno spettacolo può essere valutato in modo completo, per ragioni tanto evidenti che non sto neanche a elencare. Detto questo, andiamo avanti.

Funestata – si fa per dire – dall’assenza di Carlos Álvarez, il baritono che avrebbe dovuto interpretare Giacomo, si è conclusa da pochi minuti la prima della stagione lirica a Milano, che quest’anno prevedeva l’esecuzione di Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi.84948
Lavoro minore, certo, su cui mi sono soffermato nei post precedenti. Come tutte le opere deboli dal punto di vista drammaturgico e poco ispirate, Giovanna d’Arco ha bisogno di una regia che si inventi qualcosa per catturare l’interesse degli spettatori, soprattutto di quelli che non conoscono la vicenda a memoria.
Nella fattispecie i registi erano addirittura due, Moshe Leiser e Patrice Caurier, i quali sono ricorsi a un espediente che ormai è diventato un grande classico delle rivisitazioni operistiche, un po’ come lo stratagemma del manoscritto ritrovato nella letteratura: sinteticamente, fanno passare per matto o malato di nervi il/la protagonista. L’escamotage consente quindi di scuotersi di dosso la necessità di fare quello che c’è scritto nel libretto, uno dei comandamenti dei melomani ortodossi, e di proporre qualche situazione meno banale. Il problema è, ovviamente, riuscire a fare qualcosa che sia sensato e non una pagliacciata.
Stanza
Giovanna è una ragazza, sicuramente oppressa dalla figura di un padre troppo protettivo, che soffre di disturbi nervosi (forse isterici, non saprei) che le provocano deliri e visioni. In questo modo la realtà intorno a lei si deforma e si trasforma, e vede cose che noi umani ecc – anche grazie alle proiezioni (di Etienne Guiol) – restando in bilico tra fantasia e realtà.
Alla fine scopriremo proprio che non si trattava altro che di allucinazioni, frutto della malattia della ragazza. Ecco l’idea era questa e potenzialmente non era malvagia.
Coadiuvati dalle scene di Christian Fenouillat, dai costumi di Agostino Cavalca e dall’efficace impianto luci di Christophe Forey, la coppia alla regia è riuscita ad allestire uno spettacolo talmente brutto in alcuni momenti da non potersi neanche descrivere.ScalaNetMeli

Orrore mi hanno destato, tra le altre cose, la madonnina di legno o quello che era, i demoni che attorniavano i protagonisti prima dell’intervallo. Il tutto peggiorato da una regia televisiva pessima, che invece di filtrare i momenti più brutti esteticamente li esaltava nella loro spaventosa bruttura.49194
Aggiungo inoltre, che ancora una volta, molti hanno confuso il ruolo del regista con quello dello scenografo. Qui, a parte l’idea iniziale neanche troppo originale, di lavoro registico sui cantanti/attori si è visto poco o nulla. Chi può mi smentisca.

Riccardo Chailly mi ha convinto, seppure io non ami particolarmente il fatto che spesso ci vada giù pesante con il suono orchestrale. Circostanza comunque giustificata in qualche modo dalla regia, che predilige i colori forti e che mal avrebbe sopportato una direzione monocromatica. Bella l’Ouverture, stringata ma non frettolosa e assai apprezzabili la cura e l’attenzione ai cantanti. Un po’ troppo clangorose le strette ma, ovviamente, l’effetto in teatro potrebbe essere diverso. Insomma, a me pare che dalla lettura di Chailly la partitura verdiana sia uscita arricchita anche grazie alla prova dell’Orchestra e del Coro della Scala, in serata particolarmente felice.25416

Per quanto riguarda i cantanti, Anna Netrebko ha confermato, nei panni della protagonista, di essere una fuoriclasse. Peccato che non riesca a migliorare un po’ la dizione e la pronuncia italiana e anche la tecnica di respirazione. Il colore della voce è bellissimo, caldo, suadente e sensuale. La voce, come ho avuto modo di apprezzare anche dal vivo, si espande negli acuti senza perdere corpo e volume. Il temperamento poi è sicuramente quello adatto per questa eroina verdiana e per l’occasione è sembrata anche particolarmente coinvolta dal lato attoriale.ScalaMeli
Molto bravo anche Francesco Meli, che invece fa della dizione chiara e della tecnica di emissione i punti di forza. Il suo personaggio non ha motivi particolari di fascino e perciò è ancora più difficile da rendere efficacemente.
Credo che oggi il cantante sia uno dei pochissimi tenori, se non l’unico, in grado di rinverdire il mito del canto all’italiana, per solarità e timbro di voce.
Si è ben comportato anche Devid Cecconi che come sempre è un po’ grossier nell’emissione ma ha uno strumento vocale importante. Al baritono mancano, a mio parere, un po’ di disinvoltura in scena e di convinzione nei propri mezzi. Da tenere presente che è arrivato quasi all’ultimo momento, che non è cosa da poco.
Discreto anche il rendimento di Dmitry Beloselskiy. Completava il cast Michele Mauro.

Alle singole trionfo per Anna Netrebko, gran successo per Francesco Meli e ottima accoglienza per tutti gli altri. Inspiegabilmente graziati i registi.

Recensione scritta in fretta, se c’è qualche orrore ortografico fatemi sapere.

Un saluto a tutti alla prossima!

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48 risposte a “Recensione semiseria ed espressa di Giovanna d’Arco al Teatro alla Scala di Milano: allestimento ridicolo e i registi erano due.

  1. Max Brazzini 7 dicembre 2015 alle 9:57 pm

    Disamina perfetta, per quello che ho potuto vedere, tra digitale che salta e rete ondivaga, da questi cialtroni della Rai.
    Chapeau (al recensore).

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  2. Iris 7 dicembre 2015 alle 10:27 pm

    Ciao! Pensa che io ho notato un miglioramento di Anna nella dizione il che, a mio parere, la fanno avvicinare molto alla perfezione. Io l’ho trovata straordinariamente brava e con quel visino interpretava benissimo la ragazzina! Sul resto sono completamente d’accordo con te.
    baci
    Irina

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    • Amfortas 8 dicembre 2015 alle 9:23 am

      Iris, ciao. Se vuoi intendere che è migliorata rispetto, che ne so, alla Bolena di qualche anno fa sono d’accordo. Non è ancora una dizione come si converrebbe a una fuoriclasse, però.
      Ciao e grazie.

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  3. giacinta 7 dicembre 2015 alle 11:27 pm

    Ah,Ah! Bellissima l’apertura della tua recensione con il fotogramma film di Bond
    p.s.
    che i registi siano stati, tempo fa, alla festa della Pinina? 🙂

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    • Amfortas 8 dicembre 2015 alle 9:24 am

      Giacinta, ciao. Mi sa che hai ragione…e pensa che di là delle battute il tenore rocher non mi ha neanche sconvolto: era tutto il resto dell’allestimento che era terribile, pacchiano.
      Ciao e grazie.

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  4. gabrilu 8 dicembre 2015 alle 12:05 am

    Boh.Io ignorante sono, ma a me tutta la parte musicale (cantanti, direzione d’orchestra etc.) sono piaciuti davvero molto.
    La parte visiva … Ehm…
    Posso dire che proprio non sopporto proprio più questa fregola di dover translare in psicoanalitichese tutto ma proprio tutto? Anche a rischio di far schiattare dalle risate perché si cerca una foresta e si trova invece un onnipresente letto/talamo (non siamo così scemi, abbiamo capito obiettivo e concetto ma — mi si consenta—- e’ proprio il concetto che mi pare cretino).
    Lascio a voi le sfumature, ma a me Nebretko uber alles e tenore e baritono e soprattutto Chailly hanno regalato momenti di purissima goduria.
    Ed io manco la conoscevo, quest’opera di Verdi.ve l’ho già detto, che sono ignorante.
    Vedi? con me hanno fatto ottima divulgazione.
    P.S. Ma cavolo, sei più veloce della luce. Manco il tempo degli applausi e tu già sforni un post…

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    • Amfortas 8 dicembre 2015 alle 9:29 am

      Gabrilu, ciao. La penso come te, appunto. Per quanto riguarda allestimenti filtrati attraverso la psicoanalisi sono meno rigoroso perché ne ho visti di bellissimi. Il fatto è che questo era realizzato male, malissimo. Ora – non mi rivolgo a te, ma in generale – so bene che una persona che sappia scrivere in un italiano decente può trovare giustificazione a tutto: ma qui certe cose erano proprio brutte (i demoni, dio mio) e non certo per colpa della pessima regia televisiva.
      Per i post veloci, come sai bene, basta organizzarsi 🙂
      Ciao e grazie.

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  5. Pingback:GIOVANNA D’ARCO di Verdi in diretta dalla Scala su Rai 5 | Wanderer's Blog

  6. Boroevic 8 dicembre 2015 alle 8:38 am

    Mah…un´opera inutile. Se non la davano più da 150 anni un motivo ci sarà pure .

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    • Amfortas 8 dicembre 2015 alle 9:31 am

      Boroevic, ciao. Non sono d’accordo. Anch’io avrei preferito qualcosa di diverso ma sempre meglio Giovanna d’Arco che Butterfly, come sembra vogliano fare l’anno prossimo. Ovviamente non sto parlando di valori artistici assoluti, ma di scelta dei titoli.
      Ciao e grazie.

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      • Boroevic 11 dicembre 2015 alle 10:50 am

        Si, hai ragionassimo…solo che vorrei che in ITALIA per dare opere poco o mai sentite si andasse fuori dai soliti Verdi e compagnia. Vuoi essere coraggioso e osare ?BERG POULENC STRAVINSKI ZEMLINSKI DVORAK BRITTEN MUSSORGSKY HUMPERDINCK e decine di altri…se non vogliamo metterci per ragioni di sfiga SMAREGLIA o vale ancora l´ostracismo di Ricordi ? Una qualunque opera di questi vale nella peggiore delle ipotesi tanto quanto la inutile piccolezza di quest´anno. In ogni caso sono d´accordissimo con te…sono strastufo delle solite cose nazionalpopolari e vpooglio cose nuove mai o poco sentite, e possibilmente del 900. TUTTO MERITO DI WAGNER, SIA BENEDETTO IL MOMENTO IN CUI HO DECISO DI ACCETTARLO…MI HA APERTO LA MENTE SU TUTTO IL NOVECENTO. Ciao

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      • Amfortas 11 dicembre 2015 alle 2:17 pm

        Boroevic, ciao. Non so da quanto tempo tu segua il mio blog, ma ti lascio un link per capire bene come la penso io 🙂
        Questo post fece infuriare Calenda 🙂

        https://amfortas.wordpress.com/2011/09/05/presentata-la-stagione-operistica-2012-del-teatro-verdi-di-trieste-unoccasione-persa-e-criteri-di-scelta-discutibili/

        A seguire il mantra che ripeto ormai da anni in occasione della presentazione della stagione lirica:

        Per me sarebbe stato molto più produttivo, anche in termini economici, puntare a un cartellone di “rottura”, che smarcasse Trieste dall’ennesima programmazione fotocopia (anzi, brutta copia) scontata e identificasse il teatro triestino per originalità di scelte. Un’opzione che non necessita di risorse enormi, se determinata con criterio, e che avrebbe garantito l’attenzione dei media e l’affluenza di appassionati da fuori città. Un’operazione, questa sì, culturale e lungimirante nel senso più ampio, che avrebbe aperto all’esterno, incuriosito e magari proponendo qualche titolo del Novecento, avvicinato davvero un pubblico più giovane all’opera che garantirebbe quel ricambio generazionale così indispensabile. Non mi metto neanche a citare titoli, ce ne sono un’infinità, anche in un’ottica di risparmio che limiti le prime parti, che pesano sulle esangui casse dei teatri.

        Ciao e grazie.

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      • Boroevic 11 dicembre 2015 alle 5:44 pm

        Condivido tutto fino alle virgole, anche l’ orticaria per la parola Eccellenza e fin dalle prime righe che ho letto di quanto scrivi un paio di mesi fa ero certo che la pensassi cosi…e ormai sono assolutamente sicuro dei benefici effetti che Wagner produce nella testa dei suoi fedeli. Ciao

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      • Amfortas 12 dicembre 2015 alle 10:46 am

        Boroevic, diciamo Wagner come un Elisir, visto che ormai siamo in tema 😉
        Ciao e grazie.

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  7. Giuliano 8 dicembre 2015 alle 9:45 am

    non sembrava in diretta, era già tutto impacchettato come un dvd da tramandare ai posteri (ehm ehm, se c’è qualcuno che ancora lo pensa…). I registi tv di oggi sembra che non sappiano nulla della magia di quando si entra in teatro, l’oboe che dà il la, gli orchestrali che provano ognuno per conto suo, il silenzio quando le luci si abbassano, l’ingresso del direttore d’orchestra, l’apertura del sipario dopo l’ouverture (dopo!).
    Sì, un cioccolatino rocher anche la ripresa tv, con la differenza che il cioccolatino si fa mangiare, queste cose qui invece sono indigeste. E’ una generazione di pubblicitari, questa è la triste verità. Esiste altro oltre agli spot e ai tweet? Sembrerebbe di no, anche su Rai5.
    Per il resto, leggo e concordo su tutto col Bullo. Lo sai che all’epoca Sean Connery portava già il parrucchino? (noi tre abbiamo di sicuro un po’ di dna in comune, io te e Sean)
    🙂

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    • Amfortas 8 dicembre 2015 alle 9:52 am

      Giuliano, ciao. Sono d’accordo con la tua osservazione sulla magia del teatro. Come già ho avuto modo di scrivere più volte io preferivo le riprese TV di un tempo: non per passatismo inutile, ma perché erano più fedeli alla visione teatrale.
      Davvero dici di Connery? Mica lo sapevo! Resta il fatto che ha ancora oggi più fascino lui di quanto ne avremo io e te nelle prossime 60 reincarnazioni 😄
      Ciao e grazie.

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  8. Caterina 8 dicembre 2015 alle 10:56 am

    Ribloggo volentieri. Condivido in toto. Per rimanere in tema di rimembranze …….più che James Bond il povero gianduiotto Meli mi ricordava il Carlo V visto nel Don Carlo salisburghese del 2013. Che sarà mai questa mania dell’oro? Non credo sia una citazione colta dell’arte musiva bizantina (oro come colore della natura divina) che difficilmente conosceranno i vari registi e scenografi spesso prestati al Teatro musicale……

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  9. ssccundi195 8 dicembre 2015 alle 11:41 am

    Visto poco per visite importune e per miei impegni “artistici”…ma la psicoanalisi , sì -se vogliamo-da settimana enigmistica, mi ha in parte reso sopportabile un libretto sconclusionato di un’opera che si puo’ rivedere tranquillamente ancora fra 150 anni. Lei brava e carismatica ….senza una del suo calibro (pur con difettucci veniali),opera improponibile se non in un festival di rarita’ e sciccherie varie. Meli bravo come sempre ma non emoziona. Baritono da provincia ma come cover….va! Su Chailly -che non amo particolarmente- concordo con la nostra amabile Amneris!

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    • Amfortas 8 dicembre 2015 alle 3:51 pm

      ssccundi195, ciao. Siamo abbastanza d’accordo, mi pare. Meli, come tutti i cantanti, va ascoltato dal vivo dove emoziona di più per un motivo semplicissimo: la voce è più calda e ricca di armonici, caratteristiche che si perdono in una trasmissione televisiva. Qualche slittamento d’intonazione nella Netrebko l’ho notato anch’io, ma la prova complessiva è stata così maestosa che proprio non mi è sembrato il caso di sottolinearlo. Cecconi migliorerà nelle prossime recite, se avrà modo di cantare.
      Ciao e grazie.

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  10. Don jose 8 dicembre 2015 alle 11:57 am

    Condivido,soprattutto per quanto riguarda la grandissima prova del duo Netrebko-Meli,senza il quale sarebbe stato impensabile mettere in scena questa opera(senz’altro minore,ma con il libretto più brutto in assoluto!!!) di Verdi.Ho condiviso la tua recensione con Meli….che ha gradito molto!

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    • Amfortas 8 dicembre 2015 alle 3:53 pm

      Don Josè, ciao. Tu pensa che le prime volte che ho ascoltato Meli in teatro – saranno passati più di 10 anni – l’ho criticato anche aspramente. Però da quei tempi è migliorato tantissimo e – in tutta onestà come quando ero critico nei suoi confronti – bisogna dargliene atto. Lo ribadisco, oggi è forse l’unico tenore che tiene alto il vessillo del canto all’italiana.
      Ciao e grazie.

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  11. Giuliano 8 dicembre 2015 alle 6:01 pm

    giusto per dire che c’ero per la Butterfly di Chailly, e posso assicurare che se la rifà mi rimetto subito in coda per i biglietti.
    La Giovanna d’Arco non è male, se è passata in secondo piano è per via dei 15-16 capolavori che l’hanno oscurata 🙂
    forse anche 20… La scena di “O fatidica foresta” con il duetto che segue è una delle cose più belle scritte da Verdi (ma io sto pensando al disco Caballé-Domingo). Sul libretto “che non rispetta le vicende storiche”, beh, qui mi permetto di sorridere – ma quando mai, in un’opera lirica??? (attendibile come il Serse e il Poro e il Giulio Cesare di Haendel, direi)
    🙂

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    • Amfortas 9 dicembre 2015 alle 9:12 am

      Giuliano, ciao. La tua osservazione sulla mancata osservanza di tempi e luoghi nella lirica è giustissima, senza contare poi che l’arte è movimento e non stabilità. I grandi guardavano avanti, non indietro e sono tantissimi coloro che proprio per questo motivo sono stati dei rivoluzionari. Sulla Giovanna mi sono soffermato a lungo nei post precedenti e perciò confermo, è una buona opera a…sprazzi 😉
      Butterfly emoziona sempre, ma non è la mia opera preferita e poi l’ho vista davvero troppe volte. Quando sarà il momento ci farai un resoconto di come Chailly ha maturato la sua interpretazione negli anni!
      Ciao e grazie.

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  12. canepari 8 dicembre 2015 alle 6:04 pm

    Se questo è un Verdi minore…. Giovanna d’Arco vista ieri sera ha acquistato dignità di capolavoro verdiano. L’orchestra e i cantanti hanno trasformato un’opera quasi sconosciuta in un gioello musicale. Diamo loro questo merito. Poi possiamo anche discutere la regia che ci mostra la paziente nevrotica che vive la sua storia interiore in una sala medica della Salpêtrière,… Ma l’opera riscoperta e che avevo “mal” sentito solo un paio di volte, mi ha entusiasmato.

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    • Amfortas 9 dicembre 2015 alle 9:15 am

      Canepari, ciao. Sì dai, è un Verdi minore. Poi che abbia il suo fascino ok, siamo d’accordo, mica è un Amfortas qualsiasi 😉
      Come ho detto nel post, buona l’intuizione – non originale – pessima la realizzazione, a mio gusto.
      Poi, che tu ti sia entusiasmato, a me può solo far piacere.
      Ciao e grazie.

      Mi piace

    • canepari 11 dicembre 2015 alle 2:21 pm

      in base a cosa giudichi un ‘opera di Verdi? Cosa può essere maggiore o minore al di la di ciò che è il numero di produzioni e spettacoli e al di là di quello che può essere il favore del Loggione? Mi farebbe piacere che si aprisse un dibattito e che voi seri cultori di Lirica ci poteste dare delle indicazioni. Con gratitudine, ciao.

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      • Amfortas 11 dicembre 2015 alle 2:36 pm

        canepari, ciao. Sinceramente io non valuto la grandezza di un’opera in base alla popolarità o al numero di rappresentazioni, anche perché se facessi così incorrerei in un errore madornale. Pensa solo a quanti capolavori sono stati riscoperti dopo lustri di silenzio, da ….Tancredi in giù, per dire.
        Il mio metodo di valutazione (non il solo) è per esempio vedere cosa si partoriva in giro per l’Europa nel 1845: ti pare che la Giovanna possa reggere il confronto con l’Olandese volante (che è del 1843, mi pare)? Mentre, ripeto solo per fare un esempio, il precedente Ernani (1844) mi pare molto più paragonabile per esiti artistici. Potremmo continuare a lungo, magari ricordando che Berlioz (che oggi compirebbe 212 anni) nel 1846 pubblicò La damnation de Faust. Eccetera.
        Spero di aver risposto, magari solo in parte, alla tua domanda.
        Ciao e grazie.

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  13. Lorenzo 8 dicembre 2015 alle 11:20 pm

    Ciao a tutti, io ieri ero in loggione e i commenti sono stati quasi unanimi: opera rivalutata, grandi apprezzamenti per la Netrebko, regia e scenografia non insufficiente ma con qualche caduta di cui peraltro avete già detto. Lei in scena mi pare un po’ goffa, un mio amico perfido mi dice “più badante che eroina”, sulla voce ovviamente nulla da dire.

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  14. Pasquale 9 dicembre 2015 alle 6:23 pm

    Dovresti aggiornare con il pesante insulto di un regista verso il direttore, e visto che per via dei microfoni, e diventato pubblico,deve dare spiegazioni del suo insulto,in caso contrario regista o non regista,un calcio nel sedere se vuole entrare in teatro, forse era ubriaco…

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    • Amfortas 9 dicembre 2015 alle 7:06 pm

      Pasquale, ciao. Non aggiorno perché per quel filmato abbiamo avuto rogne su OC. Lo so che continua a essere visto ovunque, ma io non ho tempo di stare dietro agli isterismi di alcuno 😉 , so che mi capirai.
      Ciao e grazie.

      Mi piace

  15. gabrilu 9 dicembre 2015 alle 7:40 pm

    Quello che non puoi fare tu (e lo capisco) l’ho fatto io che sono nessuno. Ho postato il filmato sulla mia pagina Facebook 🙂
    Beh, davvero pesante, eh, diciamolo.
    A proposito, e già che ci sono: avevo linkato immediatamente su FB questo tuo post appena letto, ed è stato e continua ad essere molto apprezzato, sono contenta

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    • Amfortas 9 dicembre 2015 alle 8:14 pm

      Gabrilu, prima di tutto grazie per la condivisione su FB, se mia moglie mi presta il suo account vengo a vedere 😉
      La policy della Scala è singolare, diciamo così: ci ha chiesto la rimozione del filmato, che in ogni caso continua a circolare ovunque. Capisco che OC – come rivista leader di settore – sia sotto i riflettori, ma comunque mi pare un tantino esagerato. E poi è cronaca, no? Mah!
      Ciao e Rigrazie per tutto.

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  16. Francesco . Cap 10 dicembre 2015 alle 11:30 am

    .. sei un genio !.. sono stato alla prima ( purtroppo ) ed appena e’ apparso Meli ho mi sono lambiccato il cervello sino ad oggi : dove l’ho gia’ visto ? ..ma oggi su Di Tanti Pulpiti la risposta : ” Elementare Bond!… ” .. Goldfinger.. certo .
    Sull’opera , in breve : 2 grandi voci buttate in un’opera per me banale , alla fine non ti rimane niente , solo il rimpianto che la potevi ascoltarla in provincia ,spendendo infinitamente meno e non vedendo cosi tanta gente ridicola in una sola volta.
    Complimenti Anfortas per il tuo sito .. che da sempre seguo.
    ciao

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    • Amfortas 10 dicembre 2015 alle 2:15 pm

      Fracapi, ciao. Genio mi pare pochino, perché sei sempre così parco di complimenti?
      A parte gli scherzi, non posso che ripetere ciò che ho già detto: opera minore, con qualche pagina più interesssante che i cantanti – e per anche la direzione – hanno nobilitato. Meli-Netrebko, oggi, sono una garanzia di buon livello artistico.
      Ciao e grazie per la costanza e l’intervento 🙂

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  17. Pier 12 dicembre 2015 alle 8:34 pm

    Caro Paolo, voglio complimentarmi anche se fuori tempo massimo.
    Come (quasi) sempre la tua recensione è condivisibile al 100%, in sintonia con quanto davanti alla tv commentavamo io e mia moglie (è lei la vera melomane, io come sai non me ne intendo). Sono d’accordo con chi (Canepari mi pare) ha sottolineato il merito di aver stimolato l’ascolto di un’opera ai più sconosciuta. Cantanti bravi. Sottoscrivo tutte le tue critiche alla regia/scenografia. Per quanto riguarda la psicanalisi di serie B, mi vengono in mente le parole del mio maestro Franco Panizon: “Ragazzi, per favore, fate il vostro mestiere e non psicologia d’accatto”. Un abbraccio. Pier

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    • Amfortas 13 dicembre 2015 alle 8:09 am

      Pier, ciao. Purtroppo spesso i registi preferiscono rappresentare il proprio ego invece dell’opera e i risultati sono, come dire, alterni. Io sono un grande sostenitore dei registi, nonostante siano più le volte che li critico che quelle che li sostengo. Si chiama “teatro lirico” e senza regia non c’è teatro.
      Nella fattispecie i due registi hanno combinato un pasticcio e cercare di difenderli come ho letto in giro mi pare piuttosto difficile, perché l’allestimento era addirittura comico in alcuni passaggi. Ribadisco anche che con ogni probabilità il risultato finale è stato peggiorato dalla regia televisiva ma, sempre un brutto spettacolo resta.
      Tu citi Panizon: dici nulla, Pier 🙂
      Ciao e grazie.

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